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La morte di un uomo sfruttata per tramortire i cervelli di tanti altri.

Correggendo un articolo sulla Libia che avevo poco prima scritto, mi assaliva un grande senso di insoddisfazione. Il linguaggio era semplice e conciso come piace a me, i concetti erano espressi chiaramente, non mancavano ironia e provocazioni, eppure non riuscivo a farmelo piacere.
Ad un tratto l’ illuminazione: con un semplice clic del mouse avevo aggiustato tutto e l’ autostima di quando risolvi un problema di matematica iniziava già a riempirmi il cuore. Tutto cancellato. Ebbene si, il lavoro di un pomeriggio era servito proprio a capire cosa bisogna non fare! E che fatica che c’era voluta per arrivare a quella conclusione! Stavo per incappare anche io nell’ errore di tanti: scrivere delle enormi ovvietà, sull’ onda di un patetico senso del macabro che qui in Italia abbiamo un po’ tutti, e che tante volte è condito con un filo di ipocrisia. Continua a leggere

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