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Asti, Rifondazione Comunista e la crisi dell’Industria

La crisi della Askoll Ceset non e’ un fulmine a ciel sereno come neppure puo’ essere paragonata ad un campanello d’allarme, ma e’ una tappa verso lo smantellamento del polo industriale astigiano. Asti e la sua provincia stanno assistendo alla trasformazione del tessuto produttivo senza averla mai evocata e, quello che e’ peggio, senza sapere quali saranno le conseguenze per il nostro gia’ martoriato territorio. Continua a leggere

Il NO al diktat ed il SI ad un impegno concreto e costante dei comunisti.

1931 PCI Congresso clandestino di Colonia conclusioni di Ruggero Grieco

“Non crediate, compagni, che solo perchè sentiamo di aver ragione, ciò sia sufficiente perchè il proletariato italiano e le masse lavoratrici in genere si mettano al nostro seguito. La conquista della maggioranza del proletariato e della direzione della lotta rivoluzianaria è il risultato del lavoro politico del partito comunista durante decenni, lavoro condotto in ogni situazione, sotto i colpi feroci dell’avversario che non ci dà tregua, ripreso ogni giorno, con ostinazione, inflessibilità e a volte eroismo………E’ da dieci anni che sentiamo ripetere che il comunismo è morto e seppellito: lo ripetono i dirigenti fascisti e la gente dell’antifascismo democratico e della socialdemocrazia: ditelo voi, compagni, se la razza dei comunisti, tenace perchè sorge dalla classe operaia, possa essere distrutta dalla ferocia e dalla stupidità degli avversari.”

Da queste parole di Ruggero Grieco vorrei partire per alcune brevi considerazioni sul voto di Mirafiori.

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LETTERA APERTA DEGLI OPERAI ED OPERAIE DELLA FIAT MIRAFIORI

agli studenti e alle studentesse dell’Università e a tutto il  mondo della formazione

Viviamo in un periodo in cui il ceto politico e la classe dominante, anche attraverso un uso cinico della crisi economica, stanno ulteriormente peggiorando le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti i settori più deboli della società.

Vorremmo farvi partecipi della nostra condizione.

Noi operai della Fiat circa trent’anni fa ambivamo e sceglievamo di entrare a lavorare in fabbrica con la prospettiva di un, seppur basso ma sicuro, salario mensile che ci consentisse un futuro dignitoso per noi e per la nostra famiglia: questa piccola sicurezza ci ha concesso, nel tempo, di poterci permettere il consumo di beni materiali in cambio del nostro lavoro fisico.

Alle prime autovetture comprate a rate, andava a sommarsi il mutuo della casa e magari la rata del prestito per sostenere lo studio dei nostri figli, per assicurargli, illudendoci, un futuro migliore del nostro.

Per anni abbiamo continuato ad ingurgitare e defecare beni materiali, producendo humus che concimava la pianta del sistema capitalistico. In fabbrica parlavamo (e magari qualcuno stupidamente  investiva) di azioni, di borsa, di bolle di mercato…ed intanto quotidianamente i lavoratori morivano sui luoghi di lavoro.

Ora in fabbrica si usa come arma psicologica la cassa integrazione, in questo modo non guadagni, non spendi  e quindi non sei nessuno, non esisti. Continua a leggere