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Italia: culla e levatrice del capitalismo peggiore

Rapida cronistoria, farcita ed arricchita da sagaci e rare constatazioni, della nascita, crescita ed evoluzione del capitalismo nostrano, un modello tutt’altro che invidiabile, comunque figlio della mentalità italiana: l’altra faccia, quella egemone, rispetto a “italiani brava gente”.

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Il NO al diktat ed il SI ad un impegno concreto e costante dei comunisti.

1931 PCI Congresso clandestino di Colonia conclusioni di Ruggero Grieco

“Non crediate, compagni, che solo perchè sentiamo di aver ragione, ciò sia sufficiente perchè il proletariato italiano e le masse lavoratrici in genere si mettano al nostro seguito. La conquista della maggioranza del proletariato e della direzione della lotta rivoluzianaria è il risultato del lavoro politico del partito comunista durante decenni, lavoro condotto in ogni situazione, sotto i colpi feroci dell’avversario che non ci dà tregua, ripreso ogni giorno, con ostinazione, inflessibilità e a volte eroismo………E’ da dieci anni che sentiamo ripetere che il comunismo è morto e seppellito: lo ripetono i dirigenti fascisti e la gente dell’antifascismo democratico e della socialdemocrazia: ditelo voi, compagni, se la razza dei comunisti, tenace perchè sorge dalla classe operaia, possa essere distrutta dalla ferocia e dalla stupidità degli avversari.”

Da queste parole di Ruggero Grieco vorrei partire per alcune brevi considerazioni sul voto di Mirafiori.

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FIAT, Italia (una volta…)

Ma cosa si guarda quando si compra un’automobile?

Vediamo: il costo? Il consumo di carburante? La bellezza e la praticità del modello? Gli accessori?

O c’è qualcuno che chiede al concessionario il contratto di lavoro dei dipendenti della casa automobilistica???! (Oddio, forse bisognerebbe incominciare a farlo. Magari non tanto per le automobili quanto per altri  generi di consumo, es. abbigliamento, giocattoli…. dove si finirebbe per scoprire che certi prezzi imbattibili si reggono solo e soltanto su condizioni di lavoro schiavistiche, sullo sfruttamento dei bambini, sull’inquinamento senza regole e ad altre consimili amenità. Comunque, in genere, non si indaga.).

Ora, sembra che ai dipendenti Fiat di Pomigliano e di Mirafiori (gli altri seguiranno) sia richiesto di peggiorare drasticamente le loro condizioni di lavoro se vogliono mantenere il posto. Ma il loro Continua a leggere

Appello alle forze di sinistra sulla vicenda FIAT

Cari compagni e compagne, l’accordo separato firmato con la Fiat su Mirafiori rappresenta una svolta di enorme gravità nella storia del paese e non può essere considerato una questione sindacale. Non rappresenta solo la demolizione dei diritti sanciti da leggi e Contratto Nazionale. Non prevede solamente un netto peggioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica. Il dictat di Mirafiori disegna un ruolo per i sindacati e i lavoratori che è in radicale contrapposizione al quadro di regole stabilite dalla Costituzione repubblicana. L’unica sovranità riconosciuta è quella dell’azienda, da cui tutto promana, compresa la possibilità dei lavoratori di vedere riconosciuta una propria rappresentanza sindacale. Si tratta di una logica opposta all’impianto costituzionale che tutela i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, che garantisce la libertà di associazione sindacale e che – in generale- basa la democrazia su un bilanciamento tra i poteri. E’ del tutto evidente che l’offensiva di Marchionne e quella di Berlusconi non sono che le due facce della stessa medaglia. E’ del tutto evidente che questa offensiva congiunta punta allo scardinamento costituzionale e ad un vero e proprio cambio di regime. E’ la Repubblica nata dalla resistenza e fondata sul lavoro che è messa in discussione da queste iniziative. Non si tratta di una questione sindacale ma politica.
Per questo ritengo necessario appellarmi a voi per costruire una risposta unitaria immediata. Per questo vi propongo di condividere e costruire unitariamente iniziative di informazione e mobilitazione, per questo vi propongo di fare unitariamente un appello alla CGIL affinché venga proclamato al più presto lo sciopero generale. Non si può scaricare sulle spalle dei lavoratori della Fiat il peso di un attacco che è generale e non si può stare a guardare di fronte ad una offensiva eversiva che ha un unico precedente nel nostro paese: l’avvento del fascismo.

Paolo Ferrero
Segretario Rifondazione Comunista