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L’importanza del nostro simbolo

Tempo fa, durante un pranzo con dei colleghi, è uscita un’interessante discussione: cosa rappresenta il nostro simbolo (falce e martello) nel 2011?
Per molti, tutti non certamente pidiellini, anzi, questo simbolo sarebbe da abolire: troppo è il dolore causato in alcune regioni del mondo che hanno subito un regime cosiddetto comunista.
Io credo che la storia di questo simbolo, in Italia, sia un’altra: valori legati alla resistenza, valori legati alle lotte per le classi operaie, prima, durante e dopo la guerra. Quanto è importante mantenerlo ancora al giorno d’oggi? È giusto “seguire la corrente” e magari privarsi di un qualcosa che ci appartiene, in quanto molto probabilmente percepito da parte (forse, buona parte) della gente come vetusto, se non inutile e anzi, a volte pure negativo? Continua a leggere

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I Giovani Padani e le loro evidenti contraddizioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è un volantino apparso all’uscita di alcune scuole astigiane nei giorni scorsi, firmato Giovani Padani. E’ apparso abbinato ad un altro menzognero volantino che inscena una stravagante e spudorata difesa del federalismo fiscale. Ma su quest’ultimo siamo anche disposti a passare oltre, con i consueti rilievi che meritano solitamente iniziative o esclamazioni leghiste.

Ciò che non deve passare è il messaggio distorto e traviante di questo volantino che ho allegato. Continua a leggere

Il NO al diktat ed il SI ad un impegno concreto e costante dei comunisti.

1931 PCI Congresso clandestino di Colonia conclusioni di Ruggero Grieco

“Non crediate, compagni, che solo perchè sentiamo di aver ragione, ciò sia sufficiente perchè il proletariato italiano e le masse lavoratrici in genere si mettano al nostro seguito. La conquista della maggioranza del proletariato e della direzione della lotta rivoluzianaria è il risultato del lavoro politico del partito comunista durante decenni, lavoro condotto in ogni situazione, sotto i colpi feroci dell’avversario che non ci dà tregua, ripreso ogni giorno, con ostinazione, inflessibilità e a volte eroismo………E’ da dieci anni che sentiamo ripetere che il comunismo è morto e seppellito: lo ripetono i dirigenti fascisti e la gente dell’antifascismo democratico e della socialdemocrazia: ditelo voi, compagni, se la razza dei comunisti, tenace perchè sorge dalla classe operaia, possa essere distrutta dalla ferocia e dalla stupidità degli avversari.”

Da queste parole di Ruggero Grieco vorrei partire per alcune brevi considerazioni sul voto di Mirafiori.

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Il mio cinema, fra Mussolini, Sordi e Gorbacëv – riflessione finale

“…Oggi le battaglie che vanno fatte sono altre. Più che mai quella contro il capitale. Questo e il lavoro si sono fronteggiati in una guerra durata settant’anni che alla fine ha visto la vittoria del capitale.

Oggi il capitale trionfante si presenta nella sua forma più feroce, libero da quei vincoli e quelle limitazioni che ne avevano mitigato le pulsioni allo sfruttamento all’indomani del secondo conflitto mondiale, quando su pressione delle lotte del mondo del lavoro, eravamo riusciti, bene o male, a edificare una società con una serie di diritti e tutele riconosciute.

Con il crollo dell’Urss è venuto meno il polo che per lungo tempo aveva rappresentato – pur con tutti i suoi limiti – un’alternativa al modello capitalista, ma sopratutto un deterrente per il capitale a forzare troppo la mano in Occidente. Il «pericolo» del comunismo ha rappresentato per le classi dominanti occidentali la ragione principale per concedere alle classi subalterne un tenore di vita tale da disinnescare eventuali tentazioni rivoluzionarie.

La Rivoluzione d’Ottobre ha rappresentato uno straordinario sogno di riscatto. Oggi si liquida quell’esperienza storica con troppo semplicismo. Fu un’esperienza grande e terribile. Furono commessi errori, furono consumate tragedie, ma dietro c’era un’idea di umanità nuova che certo non meritava una fine così ingloriosa, per mano di due cialtroni, due piccoli borghesi come Gorbacëv e sua moglie Raissa, con quegli assurdi cappellini. Hanno distrutto una cosa seria per lasciarci un cumulo di macerie.

E adesso ecco com’è il mondo sotto il pieno controllo del capitale. Ci piace questo mondo? È un bel posto dove vivere? Ci vorrebbe un’altra rivoluzione. Ma chi potrebbe farla? Mi dispiace, ma nei giovani di oggi non ho alcuna fiducia. Sono degli imbelli, non amano combattere e tanto meno rischiare, sono pronti a qualsiasi bassezza purché serva a conservare i loro miserabili privilegi.”

Mario Monicelli

Ri-come e ri-perché

Il blog è fatto per discutere. Per imparare a discutere e carpire pensieri altri (ripeto carpire pensieri altri). Qui ci sono parole che spesso vengono fraintese ma che vogliamo dire. Qui non si cambiano le cose. Questo spazio non è la vita. La rivoluzione si fa in strada, nella scuola, nelle fabbriche, in casa,al bar ecc… La politica si fa fuori.

Si fa fuori con l’inchiesta nella scuola, si fa fuori con l’aperitivo antifascista, si fa fuori con le riunioni, si fa fuori parlando con la gente, si fa fuori in una manifestazione, si fa fuori vivendo.

Perchè?

Perchè mi fa schifo il capitalismo in cui tutto è merce: il lavoro, le persone, la vita, il tempo, il divertimento, la noia, l’istruzione, la cultura, tutto. La cosa sicura del capitalismo è che tutto ha un prezzo.

Un operaio è due braccia che devi pagare? Un bambino vale un pieno di benzina?

Queste non sono cose secondarie questo è il capitalismo. Questo voglio cambiare. Voglio cacciare Berlusconi, facciamolo, ma non mi basta. Non mi basta migliorare le cose voglio cambiarle.

Tra comunismo e comunissimo c’è solo un sì.

ciao compagni

Luca Rondoletti

34 cose da sapere sul regime socialista di cuba – contro le menzogne diffuse dagli usa

1) Il popolo cubano sopporta un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1961 come misura di guerra per essersi liberato dall’imperialismo yankee che castiga ogni impresa che commercia con Cuba e che detto embargo non è legittimato dalle Nazioni Unite? Nell’ottobre di quest’anno 185 paesi dei 192 che compongono le Nazioni Unite hanno votato a favore della fine del suddetto blocco. I danni causati all’economia cubana a causa dell’embargo economico nordamericano sono stati stimati in più di 53 miliardi di euro, tra il 1961 ed 2008. Quindi chi è che pratica una politica genocida verso il popolo cubano, se non gli USA…

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