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Primarie delle idee e democrazia partecipata

Le primarie delle idee vogliono essere un modo per declinare insieme ai cittadini astigiani le priorità per amministrare il nostro Comune. Non già quindi una finta scelta tra candidati diversi con programmi fotocopia come le primarie che fanno altri ma la possibilità, intorno a un candidato con esperienza amministrativa, designato dalle forze politiche della sinistra, di concorrere a definirne il programma elettorale. Le primarie delle idee non saranno la raccolta acritica di un’elencazione di desiderata irrealizzabili e magari tra loro confliggenti ma la composizione collettiva di una “tela” inserita in una cornice programmatica condivisa. La cornice che proponiamo agli astigiani è la seguente:

Lavoro: la nostra città perde posti di lavoro con un ritmo impressionante, il tessuto produttivo che dal secondo dopoguerra fino a qualche anno fa ha ruotato intorno all’indotto automobilistico è definitivamente tramontato, con pochissime eccezioni. Va ripensata un’idea forte intorno alla quale far crescere una nuova filiera produttiva. La possibilità di utilizzare siti industriali dismessi o in via di dismissione ci induce a proporre come idea guida quella delle energie rinnovabili. Creare, con il coinvolgimento di Enti, Università, Istituti di Ricerca, OO.SS., Unione industriali, organizzazioni degli artigiani ecc, una sorta di “cittadella dell’energia”. All’interno di questa struttura concorrere a far atterrare e decollare attività produttive legate alla produzione di energia da fonti rinnovabili e al risparmio energetico (dai pannelli fotovoltaici ai materiali per l’edilizia). Il Comune potrebbe favorire la nascita di Gruppi di acquisto per il fotovoltaico, agevolando ad esempio l’accesso al credito, che porterebbe da una parte all’autosufficienza di molte famiglie per il fabbisogno energetico e dall’altra creerebbe opportunità di lavoro per gli artigiani della nostra città, per non parlare dei benefici ambientali.

Agricoltura e ventine: Asti è il comune agricolo più importante della Provincia. L’Amministrazione uscente ha del tutto ignorato quest’aspetto. Sono state abbandonate le De.Co., è stato messo nel dimenticatoio il progetto di valorizzazione dell’anello verde intorno alla città (studio realizzato per conto del Comune di Asti dal Centro Studi sulla collina) che individuava precisi ambiti di intervento per ridare slancio all’attività agricola delle ventine. La richiesta di estensione al Comune di Asti della zona di produzione del vino piemontese più conosciuto al mondo, l’Asti appunto, è stata abbandonata facendola diventare una disputa tra l’industriale Zonin e i “poveri” moscatisti nostrani, quando invece poteva rappresentare un’occasione irripetibile di integrazione del reddito dei viticoltori del nostro comune.

Servizi sociali: la drammaticità della crisi che stiamo attreversando la si legge anche nel numero crescente di cittadini che si rivolgono ai servizi sociali e alla caritas. L’aspetto mediaticamente più evidente di questa crisi è rappresentato dall’emergenza abitativa, grazie anche all’attivismo dei volontari che da anni seguono nella nostra città questo problema. Non si tratta di dividersi tra pro e contro l’occupazione degli alloggi, come chiedono i candidati del centrosinistra, ma di capire in che modo intervenire per dare soluzione ad un problema così drammatico. Noi pensiamo che debba essere avviato un piano per acquisire alla disponibilità dell’amministrazione comunale un parco alloggi, pubblici e privati, in grado di rispondere alle emergenze e, nello stesso tempo, debba essere costituito un fondo di rotazione (con il contributo sostanzioso della fondazione Cassa di risparmio) che aiuti le famiglie in difficoltà ad onorare l’affitto di casa. Pensiamo anche che debba essere realizzato un pacchetto di servizi ad accesso gratuito per le persone in difficoltà economica, una sorta di reddito di cittadinanza.

Sanità: riteniamo che si debba contrastare il PSR proposto da Cota, lottando contro l’impoverimento dei servizi sanitari territoriali e lo scorporo degli Ospedali dalle ASL, dal momento che questo modello organizzativo è destinato a moltiplicare i costi ed a peggiorare i servizi offerti ai cittadini, a favorire la privatizzazione sei servizi. Pensiamo che il Comune di Asti debba richiedere con forza il mantenimento dell’Ospedale all’interno dell’ASL, il completamento dell’Ospedale di Nizza, la costruzione di un Hospice per malati terminali, la costruzione delle Case della salute ed il potenziamento delle attività sanitarie domiciliari. Deve essere migliorata l’integrazione tra i servizi sanitari e socio assistenziali. Un ruolo importante può essere svolto dalla Casa di Riposo, a condizione che venga rafforzato il carattere di struttura aperta, in grado di ospitare servizi aperti anche per l’esterno. Pertanto all’interno della struttura dovranno essere inserite una Casa della Salute ed un centro ricreativo e di animazione aperto a tutti i cittadini.

Ambiente: a parte le jaculatorie del Sindaco sul verde cittadino, la questione ambientale è stata negli ultimi 5 anni completamente trascurata. La qualità dell’aria è una delle peggiori d’Italia anche per un sistema di mobilità tutto centrato sui veicoli privati. Occorre ridefinire un sistema di trasporto pubblico mirato alle nuove esigenze della città. Un recente studio della Provincia sulla mobilità da e per la zona industriale di c.so Alessandria indica che il 77 % dei lavoratori si reca al lavoro in macchina per tragitti inferiori ai 7 Km, anche perché il servizio di trasporto pubblico (la linea 3) è giudicato inadeguato. Zone di grande espansione della città, come il quartiere di San Fedele con oltre 3.000 abitanti, hanno una linea con una corsa ogni 1,5 – 2 ore. Le modifiche alle linee esistenti apportate dalla Giunta Galvagno, pur con qualche retromarcia, hanno peggiorato vistosamente il servizio. Basti pensare alla linea 7, pensata per collegare velocemente la stazione ferroviaria all’ospedale, che è stata caricata di altri percorsi con il risultato di vedere nelle ore di punta bus stracarichi di convalescenti o persone anziane che devono recarsi in ospedale e studenti, con annessi zaini, che si comprimono per poter entrare nell’abitacolo. Un capitolo a parte meritano i rifiuti. Dopo le mirabolanti promesse elettorali sulla riduzione del 20% della tariffa, l’attuale giunta ha portato ad un aumento dei costi per i cittadini, dell’ordine del 15 – 20%, e ad un peggioramento dei risultati acquisiti dalla precedente amministrazione in termini di raccolta differenziata. Noi pensiamo che si possa ancora fare molto per ridurre la quantità di rifiuti da inviare in discarica e soprattutto che le raccolte differenziate possano essere ulteriormente valorizzate, creando nuova occupazione ( dal recupero e riassemblaggio dei rifiuti elettronici ed informatici, a quello del legno o alla ulteriore lavorazione del compost prodotto a San Damiano).

Periferie: l’amministrazione Galvagno ha molto parlato di decoro urbano ma a parte il continuo ed incessante rimodellamento del porfido nel centro storico non ha fatto nient’altro. Le periferie sono state abbandonate e le strade di alcuni quartieri sembrano zone sottoposte a bombardamento. Soprattutto, però, è mancata qualsiasi iniziative di aggregazione nelle periferie stesse che diventano sempre più dei quartieri dormitorio. Crediamo sia importante rilanciare l’educativa territoriale per facilitare l’aggregazione sociale, l’integrazione dei nuovi astigiani e per combattere l’marginazione.

La città e i suoi fiumi: le ultime alluvioni nel nord come nel sud dell’Italia hanno riproposto il tema della sicurezza dei fiumi e al solito si è scatenata la caciara contro gli ambientalisti che impedirebbero la pulizia degli stessi. Si tratta in realtà di recuperare un rapporto non conflittuale della città con i suoi corsi d’acqua che parta certamente dalla manutenzione degli alvei e delle rive ma che restituisca ai fiumi quella dimensione ludico, didattica, ricreativa che hanno avuto nella storia della città. Un percorso avviato con il recupero della sponda alla sinistra orografica del fiume, con il parco del lungotanaro, e poi abbandonato.

Quanto sopra non è e non vuole essere un programma compiuto ma l’elencazione di alcune idee guida, che possono ovviamente essere integrate, intorno alle quali costruire il programma per la città con il contributo di tutti i cittadini che vorranno partecipare. La nostra idea di partecipazione prevede anche che, in caso di vittoria, si riattivi il tavolo permanente di Agenda 21 in modo che i cittadini possano monitorare con continuità l’attività amministrativa, anche e soprattutto nella fase di redazione dei bilanci annuali di previsione e consuntivi.

I contributi per le primarie delle idee potranno essere consegnati ai banchetti che faremo nei giorni di mercato, recapitati presso le sede di Rifondazione Comunista in via Garetti 65 e La Casa del Popolo in Via Brofferio 129 oppure attraverso il nostro sito informatico www.casadelpopolo.altervista.org e su facebook riferendosi al profilo “Federazione della Sinistra Asti. Dal 1° gennaio saranno disponibili il sito internet ed il profilo facebook del candidato sindaco.

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2 Risposte

  1. Scusate ma che cazzo dicete. Avete 1 solo candidato, quindi lo avete imposto voi il candidato. Mentre gli altri hanno 4 candidati ed il popolo sceglie quale candidato vuole che lo rappresenti. Siete davvero patetici, non vi vuole nessuno così rincorrete il treno delle primarie (solo a parole) non dando la libertà di scelta alla gente. E’ proprio vero che siete degli stalinisti, sopratutto ora dopo i cambi (bulgari) che avete fatto.

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