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SCIOPERO!

Con l’inizio del ventunesimo secolo abbiamo assistito ad un progressivo smantellamento dei diritti che le lavoratrici e i lavoratori hanno conquistato con decenni di lotte, accompagnato dalla precarizzazione del rapporto di lavoro.
Con la scusa della competitività, le aziende e i sostenitori della “libertà”(cosi la chiamano)hanno cercato di toglierci il diritto al posto fisso, il diritto alla malattia, il diritto alla maternità, il diritto alla rappresentanza e per ultimo il diritto allo sciopero.
I sostenitori della “libertà però quando parlano di competitività non si rendono conto che nei paesi in cui le aziende delocalizzano non ci sono le libertà sindacali e ,molto spesso , neanche le libertà democratiche(di associazione, di pensiero ecc…).
Mi sembra strano che sia il nostro paese a doversi adeguare, in materia di diritti, a questi paesi invece del contrario.
La cosa più grave è però la limitazione del diritto di sciopero, perché da questo diritto derivano tutti gli altri diritti conquistati in passato dalle lavoratrici e dai lavoratori e sul quale si basa la conquista di nuovi diritti.
Occorre assolutamente fermare questa tendenza, dobbiamo riconquistare i diritti persi ed acquisirne di nuovi, ma per fare ciò bisogna ripensare al modello di sciopero, uno sciopero che torni a creare disagio, che coinvolga anche le nuove categorie di lavoratori e che sia imprevedibile in poche parole uno “sciopero precario”.

Diego Mazzucco, GC Asti

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3 Risposte

  1. Mi trovo d’accordo, solo mi chiedo (ma é una domanda che mi pongo da sempre e a cui non riesco a darmi una risposta,nonostante ne abbia provate tante) come riuscire ad organizzare uno sciopero del genere. Certo io mi rendo conto di essere ancora giovane per comprendere i criteri di organizzazione di uno sciopero nel mondo del lavoro, che sicuramente (almeno spero fortemente) sono diversi da quelli adottati nelle scuole (mi riferisco in particolare ad Asti in realtà). Però mi piacerebbe sapermi dare una risposta.

    • Bell’articolo Diego! Mi piace soprattutto l’ultima frase, carichissima!

      @Cecia: secondo me la buona riuscita di uno sciopero del genere è una buona miscela di vari fattori, e non troppo dissimili dai fattori che condizionano la riuscita o meno di uno sciopero/ manifestazione studentesca.
      Naturalmente servono motivazioni forti e giustificate (e ci sono al momento nel mondo del lavoro come a scuola), serve una granitica organizzazione capillare e autorevole di sindacati aiutati da forze politiche di sinistra (a livello studentesco di rappresentanti degli studenti e forze politiche giovanili di sinistra), ma serve soprattutto una forte e consapevole spontaneità di voler sacrificare qualcosa pur di scioperare per il proprio futuro, ed è inutile dire che questo sembra piuttosto carente, nonostante stupendi esempi talvolta.
      Più concretamente per proclamarlo, e la cosa può toccare sia a sigle sindacali, forti o piccole, sia ai lavoratori che naturalmente ne hanno il diritto sempre, serve la volontà di creare come dice Diego disagio… perchè solo il creare disagio (per padroni, governo, investitori, e purtroppo anche per il resto della gente) oggi ti da una voce forte.

      Il problema è che sembra che anche la CGIL, sindacato più forte e connotato a sinistra, oggi sembra volersi allontanare dai metodi più classici di lotta sia dentro il luogo di lavoro che fuori. E di questo non possiamo che dispiacercene… il PD ormai da anni ha abdicato del tutto al suo ruolo di guida dei lavoratori (ruolo che il PCI pur con certi limiti interpretava molto meglio).
      A cercare di portare avanti, quando serve, la logica del conflitto pare che oggi non rimangano che alcuni ambienti di alcune sigle sindacali (FIOM) e alcuni partiti politici di sinistra come noi, naturalmente, che abbiamo molto lavoro da svolgere in proporzione al peso che ci attribuisce l’elettorato. Se si inverte la tendenza e noi torniamo più forti e rappresentativi non potranno che beneficiarne il paese ed i lavoratori.

  2. Capisco, però é proprio la conclusione a cui arrivi tu che mi preoccupa. Non possiamo basarci sui dei ‘se’, dobbiamo trovare il modo giusto per superare questa situazione di stallo. Io ci penso in continuazione, ma mi piacerebbe sentire anche altri se hanno idee 🙂

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