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6 occasioni per chiederci: ma che diavolo ha l’Italia?

Questa vorrà essere un pò come una rassegna commentata dei principali fatti accaduti nelle ultime settimane e negli ultimi giorni, che in qualche modo hanno a che fare con la sinistra, sicuramente hanno a che fare con l’Italia, un paese sempre più povero, culturalmente e tranne rari casi anche politicamente… vento o non vento del cambiamento!

Cominciamo!

1) La svolta moderata e lo sbriciolamento dell’IdV.

non sono di sinistra...lo giuro!!

“Non esiste una vera alternativa a Berlusconi, siamo pronti ad appoggiare le sue riforme una volta valutate accuratamente”. “Solidarietà sì ma anche libero mercato e meritocrazia, e lo spirito legalitario della Destra Sociale!” Poi uno scambio di battute in Aula con l’arci(ex)nemico B. E’ questo il modo che Di Pietro, il lìder maximo dell’IdV, sceglie di annunciare la svolta del suo partito, alla ricerca del voto moderato e terzopolista. Inutile narrare l’astio e lo sconforto che hanno colto l’ala sinistra del partito, gente degna e valida, da De Magistris a Sonia Alfano (“io non baratto logiche di mercato di voti con le mie idee e ideologie, le mie ispirazioni vengono da Gramsci, Pertini…”) a Giulio Cavalli, il cui passaggio a SEL, successivo alla manifestazione di dissenso, è ormai ufficiale e confermato. Senza dimenticare molta parte della base giovane e piuttosto spostata a sinistra che ha rifiutato l’adesione ufficiale della dirigenza giovanile IdV alla “svolta”. Di Pietro e la maggioranza poliforme, figlia del “tutti dentro” di pochissimi anni fa, del partito non hanno saputo capitalizzare le straordinarie vittorie referendarie e la vittoria di Napoli, peraltro non sostenuta convintamente ne da Di Pietro ne dalla maggioranza IdV. Il nudo realismo elettoralizio, quello che fa sbagliare i conti, ha partorito invece la svolta a destra, svolta mai negata, mai respinta in questi giorni… Una svolta covata in questi lunghi mesi di Congressi “truccati”, stranieri tesserati solo per votare, commissariamenti ecc. Svolta che potrebbe frantumare il partito e rendere assolutamente incerto il futuro di ciò che dei dipietristi rimarrà.

2) Scilipoti passa al PDL, primo voto da delegato per eleggere ufficialmente Alfano a Segretario Politico.

Domenico Scilipoti, che nel 2010 ha prima lasciato l’Italia dei Valori per appoggiare il governo Berlusconi e poi fondato il Movimento di Responsabilità Nazionale, h fatto il definitivo salto della quaglia e, con funzioni di delegato al congresso del Pdl, vota per la modifica dello Statuto e, dopo, per l’elezione di Angelino Alfano segretario politico del Popolo delle Libertà.

3) L’abrogazione della Legge 30. Perchè non decolla? Chi ci sta e chi no?

Un’idea già a lungo (probabilmente dal 2003 stesso!) covata negli ambienti di Rifondazione Comunista è uscita nuovamente fuori circa dieci giorni fa per bocca del Segretario Paolo Ferrero che nell’offrire l’ennesimo argomento di convergenza a Vendola e SEL propone una lotta comune alla Precarietà promuovendo insieme un referendum abrogativo della Legge 30 (legge omicida per diritti e tutele, una controrivoluzione) raccogliendo insieme firme e facendo eventualmente assieme campagna referendaria.

Onestamente temo di essermi perso (nuovamente, che sbadato) la risposta sia di Vendola che di SEL. Ho letto una certa attenzione a questa proposta da parte del Manifesto, ma non ho percepito sollecitazioni da alcun sindacato, se non forse dal sindacalismo di base. E i lavoratori? I grillini, che dicono? Perdonate la sequela di domande ma non posso credere che di fronte ad una proposta del genere nulla si muova, forse però è realmente così. Rimaniamo in attesa…

4) TAV: prove di regime in un appoggio istituzionale quasi bipartisan.

Una valle in tumulto per “un’opera costosa e inutile” dall’impatto ambientale violentissimo, 2000 agenti in tenuta antisommossa, sgomberi e cariche. Accampamenti saccheggiati e manifestanti picchiati. Una anziana signora morta schiacciata da una camionetta dei Carabinieri.

Tutto questo è successo lunedì notte a Chiomonte, in Val di Susa. Fa male vedere un governo che militarizza una valle trattando i suoi abitanti come un esercito di occupazione ma fa ancora più male osservare comportamenti e dichiarazioni di una opposizione veramente allo sbando sul tema. Un PD che nelle persone di Bresso e Chiamparino, ora in quella di Fassino e di altri esponenti torinesi si manifesta nei confronti dei No Tav ancora più strafottente e arrogante, violento, del centrodestra. Un’IdV sostanzialmente d’accordo con progetto e intervento. Sel divisa tra la piemontese sudditanza al PD e i pugliesi e romani proclami del leader Vendola, così lamentano alcuni militanti del partito. Due casi soltanto in tutto lo scenario politico sanno mostrare sensibilità alle popolazioni della Valle, attenzione alle questioni ecologiche e si mostrano allarmate di fronte alla militarizzazione forzata del dissenso, in questa Italia sempre meno democratica. Queste due forze sono la Federazione della Sinistra, il cui segretario e moltissimi militanti ed esponenti hanno raggiunto ed ingrossato le file dei No Tav la notte stessa dell’assedio, e il più evanescente e latitante, ma sinceramente No Tav, Movimento 5 Stelle del comico/politico Beppe Grillo.

5) Condannato Giovine, cons. reg. Piemonte: firme false per la Lista. E ora?

Il consigliere regionale del Piemonte Michele Giovine è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per la falsificazione delle firme a sostegno della lista “Pensionati per Cota” con cui era candidato alle scorse elezioni regionali del 2010. Questo cosa significa? Elezioni falsate quindi da rifare o si aspetteranno le dimissioni di Giovine per poi vedere tutto “risolto” in un nulla di fatto? Ancora non si sa. Nel frattempo ci si aspetterebbe la condanna unanime delle opposizioni in regione, in Consiglio con una mozione di sfiducia del Presidente Cota e della Giunta (già al centro della bufera giudiziaria legata alla fumosa gestione della sanità piemontese ad opera dell’assessore Ferrero) oltre che, come si confà ad una politica ormai sempre più mediatica, a suon di proclami e apparizioni sui giornali. Reazione tramite mozione che però si fa sempre più enigmaticamente remota. Il PD tuona “Ora Cota si dimetta” con la Bresso ma non sembra che il suo gruppo consigliare voglia presentare la mozione, così come la quasi totalità dell’IdV. Così come, inaspettatamente il grillino Bono. (i maligni sussurrano per timore di non essere confermato a uomo di punta del movimento a nuove elezioni). Attendiamo sviluppi, confidando nell’azione consigliare degli esponenti di FdS e SEL.

6) La CGIL sceglie di rompere con la sua sinistra (FIOM) e di cedere a Confindustria, che così recupera la sua destra (Marchionne).

Un accordo che si preannuncia pessimo, limitativo, regressivo, una sostanziale arresa della CGIL di fronte alla “ragione dell’unità sindacale”(al ribasso) sospinta da Confindustria, PD, Cisl e Uil, reparti della CGIL stessa. Duramente però avversata dalla minoranza La CGIL che vogliamo e dalla FIOM il cui segretario generale Landini afferma che ‎“Non ho alcuna intenzione, finché sono segretario generale della Fiom, di non applicare lo statuto della Cgil e della Fiom. Lo statuto della Cgil prevede che gli accordi siano anche validati dai lavoratori. Nello statuto della Fiom, approvato dalla Cgil, noi abbiamo l’obbligo di sottoporre a referendum le piattaforme e gli accordi”.

Uniche reazioni politiche in linea con FIOM e minoranza CGIL sono quelle che arrivato dal PRC-FdS il cui segretario Paolo Ferrero si esprime in modo sincero e accorato: “Per cosa è dato sapere, l’accordo sulla contrattazione firmato oggi è una schifezza. Permette di estendere il metodo Fiat di demolizione dei contratti nazionali, toglie ai lavoratori voce in capitolo, delegando a maggioranza sindacati il potere di decidere ogni cosa. Un attacco neocorporativo ai lavoratori in quanto individui dotati di diritti. Il suicidio della Cgil e un tentato omicidio nei confronti della Fiom”

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