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La Hack precisa il suo pensiero: “L’Italia non è pronta per il nucleare” – Intervista

«Quattro Sì. Convinti. Perché l’Italia non è pronta per il nucleare». È una bella sorpresa, quella che ci regala l’astrofisica Margherita Hack. Che a votare al referendum del 12 e 13 giugno prossimi ci andrà, e invita tutti a farlo.
Dopo la sua esortazione a costruire le centrali nucleari italiane in Sardegna, che poi è stata la spinta propulsiva alla riuscita del referendum consultivo con il quale i cittadini sardi hanno detto no al ritorno dell’atomo, ora con un articolo scritto per Micromega chiarisce meglio il suo pensiero dichiarandosi contraria al nucleare.

Professoressa Hack, è una marcia indietro?

Ma no, avevo detto che l’Italia è tutta a rischio sismico eccetto la Sardegna. E questo è un fatto geofisico. Penso invece che del nucleare oggi se ne possa fare a meno in Italia. Anche perché gli italiani sono poco affidabili: un paese dove, come si è scoperto all’Aquila, si può costruire mettendo sabbia nel cemento o tagliando piloni alle fondamenta, o dove la mafia si infiltra dappertutto, è un paese dove c’è da preoccuparsi. In queste condizioni, è meglio lasciar perdere impianti così pericolosi.

Lei andrà a votare al referendum?

Certo, e voterò quattro sì. Ma questo non vuol dire che sia giusto bloccare anche la ricerca come si fece dopo Chernobyl, e fu un grosso sbaglio. Credo che in futuro l’energia nucleare ci vorrà e l’Italia non può restare tagliata fuori per decenni, come è successo dopo l’incidente di Chernobyl.

È una frase che ha detto anche Berlusconi…

Ma non lo dice Berlusconi, lo dice la scienza. Il futuro sarà anche delle rinnovabili – e forse scopriremo fonti ancora sconosciute – ma non si può escludere totalmente il nucleare. Siccome tutti i paesi, soprattutto quelli emergenti come Cina, India e Africa, hanno bisogno di energia, il nucleare può essere ancora una risorsa. Soprattutto il nucleare da fusione, che è un campo sul quale si deve fare ancora molta ricerca. E l’Italia non può rimanere tagliata fuori, soprattutto perché è italiano uno dei massimi esperti mondiali, Carlo Rubbia, che da anni cerca il modo di costruire centrali meno pericolose, utilizzando per esempio il cesio al posto dell’uranio, o altri combustibili che hanno una vita media molto più breve, in modo da ridurre il pericolo delle scorie.

Lei dice che l’Italia è un paese inaffidabile. Ma anche la Svizzera e la Germania, paesi che da decenni si alimentano di energia atomica, hanno deciso di rinunciare.

Sono paesi che hanno puntato molto anche sulle energie alternative. La Germania ha sviluppato l’eolico anche perché, come la Spagna, ha condizioni di vento molto favorevoli. Sia sul Baltico che sull’Atlantico spirano venti molto più costanti che nel Mediterraneo.

Che la ricerca non vada interrotta è sempre un’affermazione decisamente condivisibile. Ma non crede che forse, considerate anche le esigue risorse destinate alla scienza, si dovrebbe tralasciare un po’ il nucleare e focalizzare maggiormente l’attenzione sulle fonti rinnovabili o sulle reti di trasporto dell’energia, le cosiddette super grid?

Non mi pare che la ricerca sia concentrata tutta sull’atomo. E mi sembra invece che ci siano troppe paure, come per gli Ogm. Sembra che gli Ogm siano il diavolo, quando in fondo perfino gli innesti degli alberi sono una specie di Ogm. Ora, non sono un’esperta di trasporto di energia o di rinnovabili, campi ancora giovani, ma sono sicura che potrebbero essere studiate molto di più e usate maggiormente e meglio.
Nessuno, malgrado su questo campo si faccia ricerca da decenni, è riuscito a risolvere il problema delle scorie.
Ed è per questo motivo che Rubbia sta tanto lavorando a cercare combustibili nucleari alternativi all’uranio. Dobbiamo studiare di più il nucleare da fusione, che non lascia scorie e che è un campo ancora agli inizi…

Pensa che questo referendum sia importante? Inviterebbe gli italiani ad andare a votare?

E beh, certo! Ci sono anche i quesiti sull’acqua, che sono importantissimi. L’acqua è un bene primario e non può diventare oggetto di sfruttamento economico. Poi c’è il quesito sul legittimo impedimento: la legge è uguale per tutti, e dunque è una vergogna questo tentativo di proteggere i potenti. Infine sul nucleare: credo davvero che per ora sia meglio concentrarsi sulla ricerca e sulle rinnovabili. L’atomo non fa per noi, lasciamolo perdere.

di Eleonora Martini – Tratto da “Il Manifesto” del 3 giugno 2011

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