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Moderatismo VS Estremismo cap. II: “l’elettore mediano”

Eccomi a scrivere una sorta di seguito di Moderatismo VS Estremismo cap. I . In questa occasione, che potrà avere anche a sua volta un ulteriore seguito, tenterò di approcciarmi al discorso del moderatismo politico in modo meno generale, analizzando rapidamente alcuni luoghi comuni e alcune “leggi” di questa corrente di pensiero.

Chi non ha sentito almeno qualche politico o qualche opinionista dire ben più di una volta che…“per vincere una tornata elettorale bisogna ricercare il voto moderato” …? Lo abbiamo sentito dire più volte, ma è vero? Prima di continuare l’analisi, chiederei però: che cos’è un moderato? Se per moderato intendiamo il buon cattolico allora possiamo dire che questa categoria è così ristretta, oggi, che possiamo non tenerne conto. Se invece il moderato è chi si dice cattolico (predicando più o meno bene, razzolando spesso male…) allora forse, volendolo collocare politicamente, il moderato è la base di riferimento elettorale per quelle formazioni che vanno dagli ex Margherita all’UDC agli integralisti affaroni di Comunione Liberazione. E Mastella e Dini, sono moderati? Rutelli? Il Terzo Polo è moderato…quindi anche gli ex MSI? E’ quindi davvero obbligatorio per vincere le elezioni sobbarcarsi desideri e aspirazioni, con tutti i rischi per il programma che ne esce, di questa gente? Davvero allora tanto vale tornare ad una sorta di grande DC, ma a quel punto mettiamo pure la chiave sotto l’uscio.

In Italia quasi il 40% degli aventi diritto non votano: è il partito di maggioranza relativa in Italia, quello degli astenuti. Quanti di questo 40% sono persone che per la propria conformazione sociale e culturale sono oneste, solidali, per la pace, attive nei movimenti quindi diciamocelo, di sinistra, eppure non votano sinistra? Secondo me di questo 40% almeno la metà sarebbero voti recuperabili (che quindi, anche senza il voto moderato o mediano che dir si voglia, farebbero portare a casa, senza compromessi, la contesa elettorale) con però una netta inversione di tendenza politica del centro-sinistra e con un’emersione maggiore della sinistra. Non prendiamoci per il culo: il PD con il suo modo molle di fare opposizione, con le sue tendenze politiche centripete ecc ha scoraggiato e scoraggia e allontana dalle urne una buona fetta di elettorato di sinistra, forse poco informato ma genuinamente di sinistra. Così come poco informata probabilmente è quella fetta di popolazione che ha smesso di votare comunista, e ha smesso proprio anche di votare, quando i comunisti sono usciti dal Parlamento… e poi c’è l’antipolitica, dobbiamo farci i conti! O vogliamo appaltare tutto il terreno oggi fertile dell’antipolitica a Grillo e ai grillini, movimento senza gambe ma vergognosamente in crescita?

D’ora in poi, vi prego, quando sentite un politico o un’opinionista sostenere la necessità assoluta del voto dell’elettore mediano per vincere, ditegli di no, ditegli che non è così, maledizione! E’ finzione! La chiave di svolta politica oggi in Italia per garantirci un futuro migliore è ritornare ad una politica migliore, spostando l’asse politico a sinistra, riallacciando strettamente i rapporti con quella parte grossissima di elettorato che, scontento o deluso o scoglionato, non vota più a sinistra e neanche a centro-sinistra.

Nicolò Ollino

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