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Uno sguardo d’altri tempi

Squilla il telefono. E’ mia madre. “Hanno rapito Vittorio Arrigoni”. E’ intanto le viene da piangere. Lei che è una donna si può commuovere per prima. Lei che è una madre. Lei che lo sa già, se lo sente che i post di Arrigoni non verranno più aggiornati. Sa che a Gaza mancherà qualcuno, la prossima volta che Israele deciderà di bombardare il popolo palestinese e i suoi bambini. Arrigoni non scriverà più sul Manifesto, non collaborerà con Peace Reporter, non sorriderà e non potrà più commuoversi. Restano un sacco di cose, a noi che siamo lontani. I suoi articoli, i reportage, le interviste, gli appelli a sostegno di Emergency.

E’ quell’ultimo video che voglio dimenticare. Un ragazzo in mano ad un branco di bestie occupate a costruire chissà cosa, a sbavare chissà perchè, a uccidere. Un volto insanguinato, i suoi occhi bendati. Occhi che hanno saputo guardare quello che tanti altri occhi si sono rifiutati di vedere. E gli ultimatum, le rivendicazioni, la paura. Una mano troppo sporca anche solo per sfiorarli, quei capelli.

“Restiamo umani” firmato Vittorio.

Il suo sguardo romantico, quello almeno ci resterà per sempre. Uno sguardo romantico. Uno sguardo d’altri tempi.

Gino Caron

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