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L’ARTE DI INDIGNARSI

“Caso letterario in Francia, negli ultimi mesi in cima alle classifiche di tutta Europa, grazie al passaparola di molti giovani rimasti colpiti dalla verve e dalla schiettezza del novantatreenne ex-partigiano che sembra parlare la loro stessa lingua”.

C’è un anziano novantreenne che farnetica frasone noiose e già sentite.
C’è un titolo che colpisce ma che allo stesso tempo non ferisce.
C’è il solito qualunquismo per il quale non vale la pena sprecare troppo tempo. Nazifascismo e lotta partigiana. Socialismo e capitalismo. Dittatura e democrazia.
E poi c’è qualcosa di più!
“Indignez vous!” è il caso letterario di fine 2010 che sta cavalcando anche le classifiche dell’anno nuovo, merito delle parole di Stephèn Hessel, vera e propria voce della Resistenza francese, e di un linguaggio semplice e diretto unito ad un lettura veloce e d’impatto (un pamphlet di 30 pagine). Il titolo lascia intuire solo parte dell’obiettivo dell’autore: mirare al centro e scalfire le coscienze di chi resta indifferente a cosa sta capitando nel mondo.

Hessel è stato uno dei nomi più importanti della lotta per la resistenza al Nazifascismo; operativo in Francia prima, a Londra, poi, sotto la direzione di De Gaulle. Ha vissuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, un’esperienza diretta in un Konzentration-Lager dal quale scappa sotto falsa identità. Dirà in seguito che “una vita restituita merita di esser degnamente utilizzata.” Uomo di sinistra, libertario, non-violento, seguace della scuola di pensiero hegeliana e conoscitore delle idee di Sartre. Ha partecipato attivamente alla lotta algerina per l’indipendenza dalla parte della popolazione indigena. Da sempre a sostegno di chi lotta per la propria autodeterminazione contro il potere violento e coloniale, memore dell’operato che nel 1948 lo vide fra coloro che si prodigarono per la stesura di una carta dei diritti dei popoli; quella che Cassìn definì, a ben vedere, Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Divenuto Ambasciatore di Francia sotto Mitterand consacra gli ultimi anni alla causa dei sans-papiers e a quella della situazione Israelo-palestinese.

“Provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti.” Il ritornello di De Andrè pare calzare a pennello col messaggio dell’intellettuale tedesco naturalizzato francese (diplomatico, politico infine scrittore). Il suo è un appello alle generazioni presenti ad arrabbiarsi, ad indignarsi appunto, solo così è possibile cambiare ciò che può ledere inesorabilmente le sorti della civiltà odierna. In questo libretto racconta senza freni le barbarie che ha visto nei campi profughi nelle zone di Gaza e in Cisgiordania, senza vergognarsi di criticare chi da vittima rischia di tramutarsi in carnefice ed essendo tacciato per ciò di anti-sionismo. C’è spazio per una rispolverata dei valori democratici più profondi, dell’importanza di un’informazione libera ed indipendente, dell’inevitabile vittoria della pace come soluzione alla naturale violenza umana. Un’argomentazione esperta che non cede alla banalità. Citando l’autore: “Creare è resistere, resistere è creare.”

Jacopo Perosino

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Una Risposta

  1. Bravo Pero!
    Spostando il paragone all’Italia potrebbe sembrare un misto tra Gramsci e Ingrao, esprimendo un malessere forte in un periodo storico particolare, testimoniando il fatto che anche Sarkozy si configura nel suo paese come un pagliaccio megalomane con tendenze semi autoritarie. Cosa tremenda per chi già ha vissuto certe tendenze, come i partigiani nostri e transalpini…

    Spero di riuscire a leggere presto il libretto!

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