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Narrazione vendoliana al capolinea?

Riprenderò nel corso dell’articolo svariate parti di un articolo sicuramente di superiore caratura, che ritengo molto interessante e che interroga noi di sinistra su temi molto pressanti; articolo uscito oggi su “il manifesto” a firma Luca Casarini.

“L’uscita con cui Nichi Vendola ipotizza forma e conduzione di quella che viene definita alleanza democratica contro Berlusconi mi trova in profondo disaccordo. Voglio comunicarne le ragioni per tentare di aprire un dibattito politico non solo con Nichi ma anche con coloro che guardano queste cose in maniera diversa: quelli che stanno dentro i partiti di sinistra, o li votano, ma percepiscono tutti i limiti che essi incarnano e quelli che ne stanno fuori, convinti che il cambiamento passi solo attraverso un rifiuto della rappresentanza.”

Io non posso permettermi di voler interpretare in maniera troppo estensiva il pensiero di Casarini, ma sento di condividere alcuni punti che possiamo chiamare caldi e che a breve citerò numerosi analizzandoli. Nonchè l’esigenza di un dialogo più serrato all’interno del mosaico della Sinistra, dai partiti ai movimenti alla sinistra diffusa, cosa che a dire il vero il PRC – FdS apprezzerebbe e tenta di portare avanti e che invece trova in SEL un compagno piuttosto sordo e mal disposto, per lo meno per quanto riguarda i rapporti tra il partito vendoliano e ciò che sta alla sua sinistra.

Casarini identifica in particolar modo due elementi di critica costruttiva e di contraddizione nella narrazione vendoliana: a) il cattivo uso della tattica, o meglio del tatticismo. b) tempistica sbagliata della politica del “se” di Vendola. Iniziamo a citare ed analizzare.

a) Casarini dice, testuale: “Bisognerebbe, di questi tempi innanzitutto, vergognarsi un pò di ricorrere a mosse tattiche, esserne onestamente e pubblicamente imbarazzati, perchè tattica è ormai un sinonimo di assenza di proposte vere, di alternativa”. Un nocciolo concettuale di importanza non indifferente. E’ innegabile che Vendola abbia fatto, in particolare negli ultimi mesi e sopratutto con lo strumento delle primarie, della tattica un suo cavallo di battaglia, o meglio, un suo cavallo di Troia: inserire una grossa ed affamata pulce nell’orecchio del PD, creare come sta succedendo all’interno del maggiore partito d’opposizione (si fa per dire) una corrente “vendoliana” , appiattirsi più che un pò sulle posizioni democratiche ed ingoiare più che qualche rospo pur di entrare a tutti i costi, ma proprio a tutti, nello schema debole e approssimativo di questo attuale centro-sinistra allargato ormai insindacabilmente al centro, ed ora pare anche alla destra ex missina… Bene queste sono tutte cose che noi, alla sinistra rispetto a SEL, come partito della Rifondazione Comunista e come FdS stiamo criticando da tempo. E non si può dire che da parte nostra non manchino intenzioni propositive verso la decantata unità della sinistra: dalla proposta di presentare liste unitarie avanzata dal segretario comunista Ferrero a quella di presentare in sostegno di Pisapia a Milano una lista unica chiamata “Sinistra per Pisapia”. Proposte, queste assieme a molte altre, cui Vendola e SEL o non hanno risposto o hanno detto seccamente e rapidamente NO. Alla faccia del dialogo. Noi critichiamo, come Casarini a quanto mi par di capire, la subalternità di Vendola nei confronti del PD, un PD non potabile al momento, contraddittorio, filo padronale ed incerto, talvolta bigotto.

Continua Casarini: “Tatticismi che possono apparire geniali a chi vive la politica dei Palazzi, a chi la osserva tramite sondaggi, organigrammi, equilibri di potere. Per il “popolo” invece, è semplicemente disarmante. Quello stesso popolo che ci crede veramente al fatto che più che Berlusconi, come diceva Vendola, bisogna battere il berlusconismo. Cioè quel tanto di Marchionne e Gelmini che c’è dentro i programmi degli oppositori “democratici” di Berlusconi.”

b) l’autore critica in secondo luogo la tempistica del se: “I tempi sbagliati, persino incomprensibili, dell’uscita di Nichi, (ci si riferisce al sì vendoliano alla “alleanza democratica” da Vendola a Fini) aumentano la preoccupazione: ma è tattica oppure, peggio, è convinzione? Perchè quella proposta avrebbe messo in difficoltà il PD e coloro che non vogliono le primarie se le elezioni fossero alle porte, se il Quirinale si preparasse a sostituire un governo con un altro, se la Lega togliesse la spina, se.. se… ma la vita nuova non si costruisce con i se. Abbiamo già la versione veltroniana, quella del “ma anche”, ci manca solo quella dei continui se…”

Vendola abbandoni il tatticismo, abbandoni i “se”, tatticismo anche questo, abbandoni i sogni di alleanze improponibili che vedrebbero il suo partito con ECOLOGIA nel nome al governo con il Ronchi della legge che privatizza l’acqua. Che vedrebbe lui pacifista e socialdemocratico al governo con ultras nazionalisti e guerrafondai come i finiani e con neoliberisti e ipercapitalisti come i “terzisti” e come buona parte del PD. Vendola e SEL rappresentano sì una buona risorsa ma a molte condizioni e l’abbandono della linea politica che li contraddistingue negli ultimi mesi è una di questa a parer mio. C’è molto lavoro da fare a sinistra: la proposta è quella di lavorare assieme, anche e soprattutto con i movimenti, con gli studenti, le donne e gli operai per un’Italia nuova, ma nuova veramente. Un’Italia totalmente alternativa a questo scempio berlusconiano e a questa opposizione che temporeggia: anche in quel contenitore dal nome IdV c’è una parte, quella vicina a De Magistris, che si configura come molto di sinistra e con la quale si potrebbe cercare di lavorare a questo progetto. Ma la difficoltà maggiore, che può essere più lieve se vi si lavora assieme, è quella di recuperare i vari compagni e la varie compagne che non si riconoscono nel PD e che non riescono a vedere la sinistra, che non votano e che sono sfiduciati, che non militano e che per ora hanno scelto di non dare più possibilità alla sinistra. Ma sono certo che gli basterebbe poco per ricredersi ed un segnale di convergenza da parte anche di Vendola potrebbe essere d’aiuto.

Svegliamoci! E costruiamo l’alternativa.

Nicolò Ollino

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2 Risposte

  1. Beato il popolo (della sinistra) che non ha bisogno di eroi
    http://www.facebook.com/group.php?gid=131409010228628&ref=ts

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