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Il Pd perde l’onda: «Avanti con Casini»

BERSANI: Una giornata storica ma prima viene l’Udc, poi il resto.

La suora, la segretaria generale della Cgil e l’avvocatessa di Fini e Andreotti. Queste tre donne che si avvicendano tra le altre sul palco di Roma non sono i tre volti della «santa alleanza» contro Berlusconi. Sicuramente non dovrebbero. Eppure è così che tra un dire e un non-dire il Pd va avanti dopo il successo planetario della manifestazione di domenica.

Bersani è raggiante: «Stiamo parlando di una presenza femminile che come in tanti passaggi della storia nazionale, è un elemento capace di suscitare una reazione etica, civica, morale che viene prima della politica». Già, ma che politica ne verrà dopo? Perché lo stesso Bersani sigilla sull’Unità che nulla cambia: «Già un anno fa dicemmo che sarebbe stato necessario un largo schieramento in grado di guidare una stagione di ricostruzione democratica – spiega il segretario – allora non ci fu molta comprensione, neanche nel nostro partito, mentre adesso è stato capito che non ci sono alternative».

Nessuna alternativa all’«alleanza repubblicana» descritta da Eugenio Scalfari domenica. Un asse di governo fatto da Pd e Udc (più forse Fini e Rutelli) accompagnato da un «cartello elettorale» di sinistra che porti voti all’ammasso senza rompere le scatole. Il premier? Né Bersani né Casini ma un «papa straniero» con «competenze economiche» (Scalfari dixit). In questo scenario, aggiunge Bersani, auspico che «anche un pezzo di classe dirigente che finora ha taciuto parli. Credo che un risultato ci sarebbe». Tradotto: porte aperte ai «presentabili» del Pdl tipo Pisanu, confindustriali e ciellini vari.

La via maestra del segretario finora ha compattato i pezzi grossi del Pd (veltroniani, dalemiani, ex popolari). Ma piace poco sia alla vecchia area Marino che al «redivivo» correntone che Sergio Cofferati e Vincenzo Vita lanceranno a Roma il prossimo 21 febbraio. Un appuntamento che alcuni vedono come la formalizzazione di un nucleo «pro-Vendola» nel Pd mentre altri (tra cui Nerozzi e lo stesso Cofferati) vogliono costruire come un’area di sinistra che resta tutta interna al Pd e lì rimane.

La «santa alleanza» Pd-Udc da sempre convince poco Ignazio Marino: «Il migliore alleato del Pd è il Pd stesso. Dobbiamo presentare noi un ‘manifesto per l’Italia’ e proporlo innanzitutto a Idv e Sel. Berlusconi non si batte né con una santa alleanza né con una grande coalizione. Si batte con le idee». E’ un Pd invece che per non spaccarsi in mille pezzi continua a marciare asincrono e impermeabile alle domande che gli vengono rivolte. Fa riflettere che mentre a Roma Franceschini è stato gentilmente «espulso» dal retropalco, Nichi Vendola era perfettamente a suo agio nell’analoga piazza milanese.

Il primo partito dell’opposizione è prigioniero di una coazione a ripetere. L’«ora basta» delle donne è solo l’ultimo tassello di un mosaico fatto dalla lotta della Fiom sulla condizione operaia, dai giovani studenti prima e dopo l’Onda, dal milione e mezzo di firme per l’acqua pubblica e i beni comuni, dal bisogno elementare di legalità del primo «popolo viola», dalle decine di proteste della cultura e dell’informazione. «E’ una politica che ribolle – concorda Fabio Mussi di Sel – in tutte queste manifestazioni c’è già un’agenda del cambiamento».

Ogni volta il Pd sembra ripartire da zero: esplodono le università e Bersani sale sui tetti solo quando è impossibile non farlo. Scoppia il «sexgate» e per due anni ci si titilla con la privacy e sulle «cose serie» per poi essere sommersi da un milione di persone che non ne possono più e fanno da soli. A proposito di donne: l’Udc è lo stesso partito che nel Lazio vuole demolire i consultori. E a proposito di Fli: il referendum sull’acqua è contro una legge del finiano Ronchi. «Non esiste una politica dei due tempi – attacca Mussi – battere Berlusconi non può essere separato dalla prospettiva di governo che vogliamo. L’alleanza naturale è il centrosinistra. Se il Pd non vuole annegare in mezzo al guado deve scegliere».

Matteo Bartocci

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 15 febbraio 2011

 

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