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Italia: culla e levatrice del capitalismo peggiore

Rapida cronistoria, farcita ed arricchita da sagaci e rare constatazioni, della nascita, crescita ed evoluzione del capitalismo nostrano, un modello tutt’altro che invidiabile, comunque figlio della mentalità italiana: l’altra faccia, quella egemone, rispetto a “italiani brava gente”.

Iniziamo con ordine: quarant’anni anni di liberalismo politico ed economico, pressochè svincolato da ogni forma di controllo, una monarchia, entrambi saldamente filo-padronali e con una mentalità verticistica della vita pubblica e culturale; gente comunque certamente con un senso dello stato e dalla concezione della morale più alti di ciò che possiamo vedere oggi tra palazzo Grazioli, villa Certosa e la residenza svizzera del buon Marchionne. E non ingannino i termini Sinistra Storica e Destra Storica perchè si trattava di due facce della stessa destra liberal liberista.

Ma proseguiamo: alcuni anni in cui monarchia e papato, in accordo con il padronato, armano e finanziano quantità indecenti di ragazzotti, reduci e delinquenti per reprimere le proteste contadine ed operaie del Biennio Rosso, ponendo le basi per ciò che sarà nei vent’anni anni che seguiranno: vent’anni bui, duri, amari, vent’anni di fascismo, povertà, regressione e guerra.

Ma ciò non basta: non solo non si puniscono a dovere i crimini di guerra e di regime, imborghesendo gli assassini di qualche anno o mese prima, permettendo a fucilatori mai pentiti come Almirante di entrare in Parlamento (nel centro della democrazia repubblicana, Repubblica che comunque, nonostante tutto, trionfò sulla monarchia per appena due milioni di voti). Ci teniamo per quarant’anni una sporca e puzzolente, ladra, clientelare e spesso collusa e mafiosa Democrazia Cristiana al governo.

Dopo aver pensato di poter semplicemente fare pulizia con Tangentopoli, ipotecando la prima repubblica, inauguriamo la seconda, ovvero venti anni che non sapremo quando finiranno di berlusconismo, di impoverimento della Democrazia, delle istituzioni, di pulite di culo con le pagine della Costituzione.

Riassumiamo: quarant’anni i liberali, venticinque padroni e fascisti, altri quarant’anni di intrigoni democristiani, e dulcis in fundo vent’anni di berlusconismo. CAZZO CHE BEL PAESE! Siamo davvero un paese povero intellettualmente, non ne abbiamo mai a sufficienza, non siamo mai sazi del peggio desiderando invece sempre scottarci per capire che stiamo sbagliando quando ormai è troppo tardi, e ovviamente abbiamo anche la memoria corta perchè ci ricadiamo sempre. Abbiamo accolto, cullato, fatto crescere, pensato di aver incatenato e plasmato, e poi fatto emergere nel suo stadio peggiore il capitalismo made in Italy. O forse made in Taiwan o in Corea. Massì perchè la globalizzazione neoliberista e capitalista è anche questo, imprese che se ne vanno, capitali che emigrano protetti da scudi mentre l’evasione incrementa protetta da condoni, mentre i poveracci restano sempre perchè non sanno dove andare. Noi siamo un mercato che è ansioso di essere succhiato fino al midollo, vuole addirittura accelerare i tempi già brevi che ci da il capitalismo prima di dirci: GAME OVER.

Siamo incredibili!

Berlusconi e Marchionne… Che bella coppia! E la Gelmini e Sacconi. E Bossi che guarda dal cespuglio. Un quadretto disgustoso, ma questo è. E ce lo siamo scelto democraticamente, e forse così sarà ancora per un pò! O forse, ci dicono, è notizia fresca, ci toccherà vedere un governo PDL-PD: tale è l’offerta che Berlusconi fa a Bersani, tale è la prova cui si deve sottoporre il PD. (D’Alema taci per favore) Un governo che si prospetta, già lo si dice a gran voce ed in perfetto rispetto delle normative firmate BCE, come una ventata liberlizzatrice e un gran peso sulle spalle dei lavoratori. Sì, perchè c’è da dire che quando si tratta di imporre misure e manovre fiscali draconiane, autoprodotte o richieste più o meno timidamente da qualche istituzione del capitale internazionale, e ovviamente sulle spalle dei lavoratori, il nostrano capitalismo si fa sentire in modo abbastanza prepotente e bipartisan: vuoi il “bene e la stabilità del paese”, vuoi la “sicurezza dei mercati”, vuoi il rientro del debito… Perchè noi italiani si sa, abbiamo un risparmio privato eccellente! E però abbiamo anche un risparmio pubblico che ci dovrebbe far vergognare, essendo uno di quelli che in percentuale si configura come in cima alla lista dei debiti pubblici mondiali, ricordiamocelo sempre. Il pubblico da noi non è affatto ben visto, qua si pensa al privato!

Vogliamo parlare brevemente delle recentissime vicende FIAT? Un secondo quadretto molto interessante che vede sgolarsi in favore dell’abbassamento delle condizioni di lavoro diritti e dell’innalzamento dei ritmi di lavoro una massa indistinta ma liberalissima! Dalla maggioranza del PD al PDL, con la Lega (sì proprio quella che si dice dalla parte dei lavoratori e che pretende ed esige in modo assurdo, ma talvolta sembra ottenerla, l’eredità in termini di radicamento ed elettorato del vecchio ma attivo e orgoglioso PCI) passando per Radicali, quel soggettucolo politico ambiguo ed ultra-capitalista, e UDC. Sì sì, anche quel centro-sinistra che dovrebbe incarnare un sentire comune che si esprime chiaramente contro il modello Marchionne perchè quel 46% di NO avrebbe dovuto essere un 90% senza lo spauracchio della delocalizzazione e senza la contro-propaganda bipartisan. E invece questo centro-sinistra non capisce e loda il carnefice della sua base elettorale potenziale (ma ormai eventuale), e si allontana dalla Sinistra (FdS e SEL, e tentennando IdV) e dalla FIOM. E l’elettorato che fa? O si astiene, e quindi si perdono le elezioni, o annusando l’andazzo sembra svoltare a destra… Ma svoltare a sinistra una buona volta? Dovete proprio finire tutti sul lastrico per capire, cari operai, che non dovete, perchè non vi conviene, votare al 60% Lega e PDL, al 30% PD e magari solo con le briciole elettorali che restano la sinistra? Ma non mi sembra difficile: la sinistra difende la classe operaia, come mai la classe operaia vota altrove?

So che questa è una riflessione molto breve considerando la complessità del tema, tocca solo alcuni punti anche se caldi, e verrà bollata da molti come parziale ed eccessivamente appassionata. Così è, se vi pare.

Nicolò Ollino

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2 Risposte

  1. POTA POTA!!!!!!!!

  2. La questione è che in Italia non c’è stata una completa “rivoluzione” ne borghese ne proletaria. Dopo la seconda guerra permanevano ancora caste medioevali al sud ma anche al nord con forme di potere diversi. Queste caste pressoche parassite per una società industriale hanno continuato a mantenere il loro potere economico e condizionato lo stato, la attuale rendita e speculazioni sia in campo edilizio e in operazioni di borsa lo dimostrano. Il fatto che in Italia esista la più alta evasione fiscale e contributiva tra tutti i paesi a capitalismo avvanzato e la più alta esportazione di capitali è una dimostrazione. In Francia queste caste sono state ghigliottinate alla fine del 700. La comune del 1871 nonostante la feroce repressione a insegnato che sfruttare il popolo è pericoloso. In Italia nonostante le lotte operaie e studentesche degli anni 70 non hanno insegnato nulla ai poteri parassiti del nostro paese. I partigiani nel 45 non hanno potuto far piazza pulita di queste caste. Sono ora presenti, il berlusconismo ne è un esempio caste di parassiti legati alle organizzazioni criminali governano in paese e vasti territori fanno affari in borsa e investono al nord per riciclare denaro accuisito con attivià illegali criminali. Serve una rivoluzione che possibilmente in modo pacifico spazzi via dal potere questa casta di parassiti. Il nostro paese in questi ultimi 15 anni sta tornando al 700 prima della rivoluzione industriale. Saluti Giancarlo

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