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Mirafiori ed il pessimo accordo: che dicono CENTRO-sinistra e PD?

Il presidente del Comitato centrale della Fiom Giorgio Cremaschi attacca l’accordo sottoscritto fra la Fiat e le altre sigle sindacali: “E’ come se Berlusconi dicesse che per risanare il bilancio bisogna cancellare le elezioni. E’ la prima volta dai tempi del fascismo che si prova a togliere il diritto dei lavoratori ad eleggere i propri rappresentanti”.  Poi si rivolge a Susanna Camusso: “Un errore cercare l’accordo con Confindustria.

Questo per dare l’idea di ciò che si pensa all’interno del mondo sindacale FIOM (il sindacato, l’unico, ancora dalla parte dei lavoratori).

Continuiamo: l’intesa, che ha ricevuto il via libera delle altre sigle (Fim, Uilm, Ugl e Fismic) prevede una serie di regole che vanno dall’orario di lavoro alle assenze per malattia. Ma la novità più importante è che, con l’uscita da Confindustria, la NewCo che sorgerà dalle ceneri di Mirafiori non sarà più obbligata a riconoscere il contratto nazionale siglato con Federmeccanica. E così potrà anche abolire le relazioni sindacali stabilite dall’intesa tra industriali e sindacati confederali nel 1993, che prevede il diritto dei lavoratori di uno stabilimento di eleggere autonomamente i propri rappresentanti (che vanno a formare le Rappresentanze sindacali unitarie). Nella nuova azienda avranno voce in capitolo solo gli esponenti eletti da quei sindacati che hanno firmato l’intesa. E qui, per la FIOM, casca l’asino. Secondo Cremaschi, il patto di Mirafiori è il segno tangibile dell’avanzata dell’autoritarismo.
Il patto di Mirafiori è stato però accolto in maniera positiva da molti ambienti politici e sindacali. A partire da Uilm e Fim-Cisl che, al contrario della Fiom, hanno firmato il documento, passando per il premier che ha parlato di accordo “innovativo, storico e positivo”, fino ad alcuni (molti, forse troppi) esponenti del Partito Democratico. Ottimo. Benino. Inaccettabile. E se fosse… Tre posizioni (o trecento) sono peggio che una.

 

Se il giuslavorista Pietro Ichino,senatore del Pd, quasi si mette a fare salti di gioia auspicando che la Fiom adesso non si trasformi in un «maxi-Cobas», il sindaco Sergio Chiamparino, pur arrivando a dire che «si tratta di un’intesa positiva non solo per la fabbrica ma per l’interà città», fuori tempo massimo – e con il sottofondo di Piero Fassino – ha almeno il buon cuore di augurarsi che «nella gestione dello stabilimento venga coinvolto anche chi non ha firmato». Forse proprio perchè lo stesso Fassino, candidato sindato del Pd a Torino, alla riunione congiuntadelle segreterie del Partito democratico dedicata all’accordo sul futuro di Mirafiori sostiene che «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì al referendum sull’accordo a Mirafiori. Se vincessero i no quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l’azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».

Poi c’è Stefano Fassina, il responsabile dell’Economia del partito, uomo di Bersani, che senza se e senza ma parla apertamente di «accordo regressivo che apre alla negazione della democrazia sindacale». E ancora Cesare Damiano,capogruppo Pd in Commissione lavoro alla Camera ed ex ministro, che definisce «opportuna» la filosofia di Marchionne a proposito dell’aumento dei carichi di lavoro e, nello stesso tempo, «inaccettabile la clausola che conferisce la possibilità di avere rappresentanti sindacali nei luoghi di lavoro soltanto se firmatari dell’accordo». Come se una cosa fosse indipendente dall’altra.

Ma la sintesi, come si conviene ad ogni segretario che si rispetti, tocca a Bersani, che cerca invano di non perdere l’equilibrio su un’infilata di se e anche : «L’iniziativa della Fiat è molto forte. Se porterà, come spero, a sollecitare una riforma, che ci vuole, dei meccanismi di partecipazione e di rappresentanza del mondo del lavoro, sarà un fatto che avrà un esito buono; se invece porterà, come è anche possibile, ad una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo». Morale? «Ne discuta il parlamento».

Insomma, forse è poco per immaginare il primo partito dell’opposizione impegnato a contrastare un accordo che, per dirla con Susanna Camusso, non un Cobas, significa un ritorno agli anni Cinquanta (ma senza i ’60 alle porte).

E’ presto per capire quale politica riuscirà ad aggregare forze in grado di mettere in piedi una mobilitazione generale (che non è «solo» uno sciopero), per contrastare un modello di sviluppo che non prevede un futuro decente per le persone che lavorano. Pezzetti del Pd, forse. Sicuramente la Federazione della Sinistra ovvero il Prc, che chiama alla mobilitazione generale ed il Pdci, che parla di «medioevo» e «accordo indegno di un paese civile». E l’Italia dei Valori, «è un accordo illegittimo perché vìola il principio costituzionale secondo cui i sindacati devono essere liberi e autonomi». Questo è quanto. L’impressione è che ora tocchi alla Cgil fare politica, e sindacato.
In parte tratto da un articolo di Luca Fazio (il manifesto), stralci tratti da Il Fatto Quotidiano, aggiunte personali e citazioni di Nicolò Ollino

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5 Risposte

    • negli articoli cui mi sono riferito non era nominato, ma comunque come era immaginabile sembra fermamente contrario sia all’accordo sia alla logica PD…

      Mi chiedo quindi cosa diavolo gli faccia pensare che una vittoria alle primarie gli consegnerà così facilmente la chiave per plasmare a suo progressista volere un centro-sinistra che per il 75% sarà costituito dal PD, che con le sue affermazioni sputa in faccia ai lavoratori di Mirafiori…
      Temo per lui e temo anche un pò per noi italiani che Vendola si prenderà una sonora sberla, al che il suo sogno……..diciamo che dovrà aprire un pò gli occhi…. Vedremo

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