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Quali politiche giovanili oggi?

Serata Antifascista dei Giovani Comunisti alla Casa del Popolo di Asti, 07/12/2010. Presentazione GC, secondo intervento, Nicolò Ollino.


Un certo numero di grandi barriere difficili da superare vedo pararsi in modo imponente di fronte a qualunque ambizione di costruire un certo tipo di politica giovanile, tra i giovani e per i giovani, che abbia bene a mente i valori del cambiamento in meglio rispetto a ciò che vediamo oggi, della trasparenza dei meccanismi di una democrazia rappresentativa vissuta e controllata dal basso, i valori della lotta per far valere i propri sacrosanti diritti.

Ne potrei individuare con particolare evidenza tre, di queste barriere, strettamente collegate l’una all’altra: la pigrizia, l’individualismo, il qualunquismo.

La pigrizia perché tutti ormai siamo un po’ pigri; noi giovani degli anni ’80 e ’90, volendo fare una cosa che non amo, cioè generalizzare, siamo quella generazione che ciò che ha lo deve alle generazioni prima e quello che sta perdendo lo deve in buon misura a se stessa. Ma non è totalmente colpa nostra. Noi abbiamo le nostre ampie responsabilità ma è così che ci vogliono, pigri, pronti al limite al plebiscito, disinformati e senza valori. Perché l’informazione porta ad interrogarsi dei problemi della collettività, la partecipazione e l’attivismo ci farebbero essere parte della possibile soluzione di questi problemi, i valori ci porterebbero a lottare per il cambiamento.

Ora citerò due frasi di due grandi che dovrebbero aiutarci a riflettere:

“Ci piace questo mondo? È un bel posto dove vivere? Ci vorrebbe un’altra rivoluzione. Ma chi potrebbe farla? Mi dispiace, ma nei giovani di oggi non ho alcuna fiducia. Sono degli imbelli, non amano combattere e tanto meno rischiare, sono pronti a qualsiasi bassezza purché serva a conservare i loro miserabili privilegi.” Mario Monicelli. Questa frase è dura, ruvida, fa male come un pugno in faccia… ma seriamente, pensiamoci, è falsa? Quando non ci infuriamo per l’ultima frase anti-sindacale di Marchionne, quando non ci viene il vomito per la più squallida battuta sulle donne di Berlusconi, quando non ribattiamo con argomenti fondati ai vaneggiamenti omofobi o razzisti di un leghista solo per non esporci, quando non ci attiviamo di fronte ai fascisti nelle scuole… In tutti questi casi e in molti altri casi siamo degli imbelli. Magari parlandone, incrociandosi per strada, su face book, siamo antirazzisti, antifascisti, ultra-attivisti per i diritti civili e sociali, pacifisti! Ma… solo se fascismo, razzismo, violazioni dei diritti, guerra sono almeno a due metri da noi. Perché se sono troppo vicini questi fenomeni che combattiamo a parole, beh allora meglio non esporsi troppo…

E ora, come recitava grosso modo una famosa frase di Giorgio Gaber: “non temo Berlusconi in se, temo Berlusconi in me.” E questo è secondo me il punto. L’ho sentito dire un po’ di volte, ci ho ragionato, ho fatto mio il concetto: il berlusconismo rischia di lasciare nella gente, e quindi anche in noi, molto più di quanto potrà lasciare il semplice brutto ricordo del Berlusconi persona mediocre e pessimo Presidente del Consiglio. Quell’individualismo che rischia di confinarci alla semplice presa visione del nostro piccolo, individuale, particolare orticello, o cortiletto di casa o ombelico che dir si voglia, al cui esterno comunque sia non si vuole guardare, e questo è secondo me uno dei germi peggiori che vent’anni di sottocultura hanno instillato ad arte nella maggior parte di noi. Detto in parole semplici, esiste un disinteresse generalizzato e quasi assoluto verso ciò che è pubblico, collettivo, in comune e soprattutto non strettamente e solamente MIO. Fino a che questo sentimento sarà predominante o anche solo presente in maniera molto stabile in noi, scordiamoci che qualsiasi cosa possa cambiare.

Le cose cambiano, ma in un ambiente e con modi totalmente differenti.

Ma ora arriviamo all’ultima “barriera”: il qualunquismo!

Chi di voi non ha mai sentito dire, o magari anche detto quel “massì sono tutti uguali, destra sinistra centro rubano e mangiano e cagano tutti allo stesso modo, io mi sono rotto le palle e in cabina elettorale non ci vado più!” e poi però se questi ultimi 16 anni in cui Berlusconi ha governato per 9 forse ci insegnano qualcosa allora pare che la maggior parte della gente che dice frasi tipo quella appena citata…beh poi alla cabina elettorale ci vada e voti per lui! Ma lasciamo perdere.

Il qualunquismo è qualcosa di infimo, di facile, strettamente legato alla pigrizia secondo me, è qualcosa che non impegna affatto, è qualcosa che tenta. “La politica fa schifo” è un’altra frase molto ricorrente. A me la politica piace invece, perché la politica è in tutto quello che facciamo secondo me. Noi in questo preciso istante cosa stiamo facendo se non politica? Non è la politica che è brutta! Sono brutte certe persone (poche o tante ma comunque solo “certe”) che fanno politica, guarda caso magari le medesime persone che nel corso di 20-30 anni hanno costruito meccanismi così sporchi e maleodoranti da far passare molte persone dal campo della buona politica al campo speculare e contrario dell’antipolitica. Ma il nostro paese attuale di cosa ha bisogno? Di politica o di antipolitica? Domanda ancora più curiosa se pensiamo che spessissimo la così detta antipolitica in verità è solo una mal celata forma di politica… Va beh vi lascio con il dubbio.

E per concludere mi piacerebbe riflettere con voi su possibili prossimi passi, semplici semplici, alla portata di tutti, per cercare di scavalcare assieme a noi queste barriere (che sono molto probabilmente molte più di quelle tre e le nostre gambe non sono ancora abbastanza lunghe da poterle superare).

Beh noi come Giovani Comunisti esistiamo, avanziamo, abbiamo la forza e la capacità di organizzare iniziative come queste e come vedrete più tardi di dare voce a persone competenti, abbiamo la capacità di farvi in qualche modo riflettere. Quindi il mio invito, che spero sarà colto e praticato, è quello di continuare l’esperienza che avete cominciato con noi ma in un modo più attivo, più propositivo, imparate a condividere con chi vi sta attorno le vostre aspettative e mettere in comune, le vostre ricette per uscire dalle situazioni che non vi piacciono, che volete cambiare. Assieme potremmo riflettere, prepararci e agire. Teniamo sempre a mente le parole di Gramsci “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” E in parte lo stiamo già facendo: a brevissimo finalmente partiremo con la nostra inchiesta nella scuola i cui compiti più importanti sono ovviamente quelli di riuscire ad avere in qualche modo il polso della scuola “da dentro”, poi se possibile incidere da fuori per migliorare condizioni e meccanismo dentro la scuola, ma l’obiettivo più immediato è quello di cercare di far riflettere il soggetto che trascorrerà quei 3-4 minuti necessari per compilare il questionario.

Un’altra cosa che mi sentirei di evidenziare per tentare almeno di uscire dalle situazioni che ci sentiamo strette addosso, quelle cui ho accennato, potrebbe essere l’attenzione per quei quotidiani che in ogni articolo riescono ad offrirci una visione attenta e appassionata del panorama sociale in cui viviamo pur non avendolo talvolta direttamente davanti al naso. E combinazione sono proprio queste le pubblicazioni che in questo periodo e in questo paese soffrono la peggiore crisi editoriale e di vendita di sempre. Mi sentirei di nominare Il Manifesto, quotidiano senza padroni che da 40 anni ci garantisce un’informazione lucida e attenta, impegnata, Liberazione, il quotidiano del nostro partito, Rifondazione Comunista, ovviamente sempre molto attento alle tematiche della scuola, del lavoro, delle emergenze abitative, pace e naturalmente l’antifascismo, e poi Carta, la pubblicazione settimanale che da voce ai movimenti di tutta Italia e che purtroppo oggi non è già più disponibile in versione cartacea ma solamente online.

Del resto potremo parlarne assieme. Assieme cercheremo, se vorrete, soluzioni.

Nicolò Ollino

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5 Risposte

  1. Toh, senza aver letto questo post precedentemente, ho elencato le stesse tre barriere nel commento al post di Gramsci.
    Vorrà pur dire qualcosa, gente.

    Didi

    • Certo che vuol dire 🙂
      Spesso anche con Luca mi ritrovo a pensare cose molto simili. (con Edo no perchè è una testa vuota 😛 ahaha)

      Cmq le barriere ahimè sono troppe…

      Altre tre:

      – paura di esporsi
      – disorganizzazione
      – pregiudizio

  2. E aggiungerei:

    mancanza di voglia di essere eventualmente attivi in un partito

    difatti, come ahimè ben sappiamo, anche chi fa già un primo passo e decide di votare, anche chi fa il secondo passo e decide di tesserarsi presso un partito, spesso non ha poi intenzione di dare un contributo tangibile (non solo finanziario)

    • Premesso che secondo me sarebbe vitale per noi allargare tutti e tre i “cerchi”, voto in particolare, tessere, militanza, sì direi che hai ragione…
      Pigrizia e individualismo, la paura di esporsi, il qualunquismo politico (che secondo me si riflette però anche nella vita di tutti i giorni) portano a disinteressarsi o a guardare con diffidenza quei portatori di interessi collettivi che sono i partiti…

      Noi che siamo il partito più coinvolgente benchè piccolo, che propone qualcosa di affascinante come il cambio radicale di ciò che non vediamo adatto all’oggi e alle condizioni sociali, proprio noi paghiamo un altro prezzo in termini di iscritti voti e militanti.
      Speriamo di invertire presto la tendenza, e speriamolo attivandoci.

  3. Ma finchè la gente non arriva a toccare il fondo non vede “il cambio radicale” come un qualcosa di affascinante, bensì come un qualcosa da temere.

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