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Fare politica

Cari GC
Cosa pensate di questo articolo sui toni “poetici” del fare politica? Cos’è fare politica? Cos’è fare politica fuori delle istituzioni? Si può quando si è nelle istituzioni essere ancora poeti? E’ così necessario stare nelle istituzioni a qualunque costo?
“Ma la retorica di Vendola non fa breccia soltanto nel Pd, ma anche nella Fds e nel Prc, dove l’area Essere Comunisti lavora alacremente al sostegno (in maniera più o meno ufficiale) della sua candidatura, come testimoniato sia dalla partecipazione di Nichi alla festa di Castell’Arquato e agli elogi rivolti a Nichi da Burgio e Claudio Grassi su Liberazione e blog vari. Il richiamo del governismo continua ad avere successo anche su chi, per anni, ha criticato le posizioni di Vendola sempre più lontane dalle idee comuniste: di fondo, rimane comune la volontà di essere presenti ad ogni costo nelle istituzioni, senza se e senza ma, per un pugno di istituzionali.”
Tiziana Valente
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10 Risposte

  1. Commento sentito e difficile per me.
    Spendo molte righe per Grassi e Burgio.
    Se non interessa saltate pure.

    Non vorrei che Claudio Grassi venisse scambiato per un “governista”.
    Claudio da quando è in rifondazione si batte per l’unità dei comunisti e della sinistra avendo ben presente il partito.
    Nel suo intervento alla festa a Torino, Claudio ha appunto detto che Vendola va elogiato per certe cose e criticato per altre.
    Al congresso di Chianciano che ha portato alla scissione le sue parole furono (più o meno):
    “Paolo e Nichi cercate di mettevi d’accordo altrimenti qui finiamo male.”
    Per chi l’ha sentito a Vinchio o alla Casa del Popolo sa che è un comunista con cuore e cervello.
    Per quanto riguarda Burgio (non diego) non lo conosco bene ma mi sembra che ultimamente abbia rispiegato perchè il lavoro è un tema centrale.

    Non mi piace che chi da sempre si batte per l’unità ricordando le proprie radici (Rifondazione) venga additato come “governista”!!!

    • Sono d’accordo. Sembra però difficile questa unità soprattutto ai vertici e credo che lo sia perché non si vuole cedere all’insegna della cosiddetta appartenenza. Se questo vuol dire tener fede alla ideologia, cioè non dimenticarsi del proprio progetto politico, penso che occorra segnare le differenze, se le questioni sono personali o personalistiche, no.
      Ho estrapolato quell’unico passo dall’articolo per provocare, ma l’articolo tocca varie questioni e in particolare torno alla domanda: si può fare politica, ovvero perseguire il progetto di una società comunista, egualitaria etc, fuori dalle istituzioni?
      Io credo che oggi, come stanno le cose, con una classe politica invischiata di municipalismo alla maniera degli antichi romani (le famiglie, le mafie,…) e intricata con chi detiene il potere nell’economia, i grossi imprenditori, etc, non si possa fare altrimenti.
      C’è ancora tutto un popolo scontento, gente di sinistra senza appartenenza che aspetta un segnale che smuova le cose.
      Per quel che riguarda la Fds, vedo che è partita con uno spirito basso, riverente verso chi governa e non al servizio della gente comune. Non avrei problemi se il nome Rifondazione si dissolvesse, come sta succedendo, in quello di Federazione dalla Sinistra, se partisse da una base diversa, ovvero dalla base e non come spartizione di poterini anelanti l’andare a governare. E’ semplicemente troppo presto. Siamo ancora indietro, siamo andati indietro: c’è prima da ricostruire una cultura, rifondare un ideale. E non perdere ancora.
      Tiziana

      • Rispondo ai due punti che mi sembra tu abbia trattato:
        1) politica:
        Per come vedo io le cose penso che sia sbagliato tirarsi fuori dalle istituzioni ed esserci dentro ad ogni costo.

        Noi potremmo essere la politica nelle istituzioni che non ha poteri forti alle spalle e che non è invischiata con mafie ecc… Perchè toglierci questa possibilità?

        2)La federazione è un processo di cui c’è bisogno perchè siamo troppo frammentati.
        Un processo di federazione, appunto, in cui ognuno mantiene la propria identità.
        Anche secondo me la federazione parte con uno spirito basso, perchè è nata dai vertici. Il problema vero è che dal basso non succede “nulla” per cui nasca questo cambiamento.

        Esempio:
        All’ ultimo CPF a cui ho partecipato Nicolò ha fatto una domanda: “Ok la federazione è nata male e sta crescendo male. Cosa possiamo fare noi per cambiare questa cosa?”
        La risposta è stata: “…”

        Noi continuiamo a fare solo i comunisti (pure male) e contro Berlusconi questo non basta. Non basta neanche contro la Destra. Questo non è solo colpa nostra.
        Siamo in un momento storico in cui Berlusconi DEVE essere estirpato! Se Berlusconi diventa Presidente della Repubblica e poi controlla la magistratura che fine facciamo?

        Quindi dobbiamo essere comunisti migliori e improvvisarci uniti a sinistra per cacciare Berlusconi. Tutt’e due.

        Come sempre quando parlo di fare bene politica concludo che bisogna fare tutto:
        dentro e fuori, alto e basso, testa e cuore.
        Chi si ferma ad una delle cose fa sempre qualcosa di incompleto.

  2. Io posso anche richiedermelo: noi siamo quel basso che tanto si invoca quando si deve decidere qualcosa: “quel qualcosa deve, cascasse il mondo, partire dal basso.” Però deve partire cristo dio! Se noi che siamo il BASSO non facciamo partire niente, allora implicitamente legittimiamo la decisione imposta dall’alto…

    In questa situazione, nazionale e/o astigiana, culturale e politica, i metodi spicci per non dire altro di Caron sono quel pelo nell’uovo che ora non possiamo permetterci di guardare! Se no verso il fuori sembriamo settari e perdiamo iscritti e consensi. E noi ci rapportiamo al fuori, se no diventiamo un club di briscola, e allora potremo sbattercene di cosa penserà la gente.

    Che certi compagni non vadano mai, per partito preso alla Casa del Popolo, non ci sta un cazzo. Che si vada a contare quanti di A Sinistra sono venuti alla Festa Rossa per non mandarne neanche uno in più dei nostri alla Festa di A Sinistra…non ci sta. (perdonatemi qua ho esagerato e non è neanche veritiero, prendetelo come un esempio di un modo di rapportarsi che non deve esistere).

    Quindi, noi che siamo il BASSO, vogliamo darci una mossa? Abbiamo chiaro cosa vuol dire questo “darci una mossa”?

  3. Stiamo pasticciando un po’ la discussione.
    Dunque, rifletto. Poi voglio smettere di fare della filosofia e dire qualcosa di pratico.
    Questione 1- Stare nelle istituzioni.
    Questo può essere un modo per cambiare le cose che trovo inadeguate, disomogenee, ingiuste a livello di istituzioni. Ciò ammesso che ritenga adeguato, omogeneo e giusto il sistema delle istituzioni come sistema di governo di una società.
    Come cittadina facente parte della società civile organizzata (associazioni, movimenti,…) io sto nelle istituzioni, dove le mie energie mi sostengono, contrattando prima di tutto il mio ruolo e il mio peso. Devo dire che qualche risultato magari non eclatante ma utile è stato ottenuto, un po’ nel cambiamento di alcune pratiche, un po’ nella formazione della coscienza mia e di altri cittadini.
    Ma voglio di più, voglio politiche più giuste per tutti. Mi iscrivo ad un partito perché ho capito che le grandi scelte politiche sono ancora determinate in ultima dai partiti, perché al governo ci stanno i partiti e non le libere e particolari associazioni di cittadini. Nei partiti ci stanno persone competenti in vari settori che magari agiscono in sinergia con il resto della società dispersa. Mi iscrivo a un partito per sentirmi meno dispersa.
    Il PRC: è stato nelle istituzioni, compagno di tavolo insieme al PD con la Bresso in Regione a gestire la Sanità in Piemonte, ha con Valpreda messo a punto un Piano Sanitario all’avanguardia avente l’obiettivo piuttosto esplicito di riportare valore e organizzazione dei Servizi Sanitari verso il pubblico, contrastando la tendenza (naturale? guidata?) a spostare tutto nel sistema privatistico e districando l’aggroviglio delle convenzioni. Poi Valpreda, indipendente nel PRC, è scoppiato letteralmente (ictus) e ha dovuto lasciare il passo ad Artesio, PRC, personaggio più debole, forse mal consigliata… Comunque il risultato è che il SS è in mano sempre più dei privati, sempre meno controllati e verificati, che il terreno non è stato sminato dalle convenzioni con cliniche etc perché nessuno ha toccato il decreto che le amministra, che la spesa per la Sanità in Piemonte è enorme per la costruzione di nuovi ospedali (soldi ai costruttori, potere economico allucinante), per una informatizzazione dei dati, peraltro di scarsa utilità perché non accessibili agli stessi addetti della Sanità e sempre in appalto a privati, per farmaci dato a gogò (vedi salute mentale, geriatria e infanzia), per le “lungo degenze” (spesso tutta la vita) dei cosiddetti malati psichiatrici. Soldi spesi per i servizi sul territorio pochi, se si escludono quelli per la costruzione delle Case della Salute, altri soldi all’edilizia. Risultato: Cota ha sospeso tutti i finanziamenti per i Servizi Sanitari, anzi ha richiesto una riduzione della spesa. Scopo, io credo: far scoppiare il bubbone e poi proporsi come salvatore della patria.
    Questo è il risultato, ma è solo un esempio, di essere nelle istituzioni senza contrattare il proprio ruolo e il proprio peso può fare dei danni a tutti, compresi i partiti buoni e onesti…
    Segue.

  4. Continuo.
    Questione 2 – Sgambettare
    Il mio pensiero sul cosa fare lo ricopio da Nicolò, per me è perfetto: “Come sempre quando parlo di fare bene politica concludo che bisogna fare tutto:
    dentro e fuori, alto e basso, testa e cuore.
    Chi si ferma ad una delle cose fa sempre qualcosa di incompleto”.
    E non voglio avere ansia, ogni cosa ha il proprio tempo e voglio fare solo quello che so fare, che mi piace e mi soddisfa altrimenti lo faccio male. Io preferisco di cuore stare in basso possibilmente fuori, ma è solo una cosa personale… Ben venga chi ha altre propensioni, chi si dedica in modo diverso da me alla politica attiva, si possono fare cose buone ognuno valorizzando sé. Ho solo una avversione epidermica nei confronti dell’autorefenzialismo e questo non è solo una cosa personale, è che vedo che non porta da nessuna parte, è chiuso in se stesso e in politica dà la morte. Un vero leader sa organizzare il proprio gruppo, fa lavorare tutti perché tutti abbiano soddisfazione; se è democratico, porta avanti le idee del suo gruppo e non le sue, non comanda, al massimo convince. Ecco, nel PRC, ma forse nella sinistra tutta, quella vera, non c’è qualcuno che si occupi al meglio di organizzazione e così si invoca un leader che aggiusti tutto e ogni tanto arriva uno che lo vuol fare e cavalca il suo ronzino alla guida di una delle tante correnti… Ahi ahi… Che disastro! Un partito così come fa a contrattare il proprio ruolo e il proprio peso quando raggiunge le istituzioni?
    Ecco, dal basso o dall’alto non conta niente, il problema è la disorganizzazione congenita del fumetto di Bretecher che noi, vecchi e nuovi comunisti, animiamo. Animiamo?
    Boh?
    Guardate ragazzi che ho sentito solo me stessa finora parlare di organizzazione, di comunicazione, non quella persuasiva da spot, ma il semplice meccanismo del “trovo le parole perché l’altro mi capisca e aspetto una risposta”.
    Capiremo che tanti leader non sono necessari?

    Segue.

  5. Continua.
    Questione 3 – Fare ogni giorno
    E ora Nicolò: “Cosa diavolo possiamo e dobbiamo fare per darci un futuro senza indietreggiare di un millimetro dalle nostre posizioni, che noi sappiamo essere attualissime, forse sempre più attuali?
    E non parlo di alleanze e discorsi verticistici… Io posso interrogarmi, e anche voi dovete, su quello che possiamo fare noi giorno per giorno”.
    Essere di sinistra? Cosa vuol dire?
    Didi, fra le varie cose ha parlato di diritti. Ottimo. Vogliamo parlare di etica? Etica nella vita tutti i giorni, nel fare il proprio mestiere, avvocato, medico, contadino. Un’etica dilagante…
    Vogliamo anche parlare di spirito critico? Magari!
    Non vergognamoci a dissentire, a mettere in discussione tutte le ricette. Anche questa.
    Una rivoluzione permanente…
    Eppoi ogni giorno ce n’è una!

    Finito. Per ora.

    Tiziana

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