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Intervento alla lezione di protesta di Liceo Classico e Quintino Sella del 09/10/2010

Coordinamento Provinciale Giovani Comunisti Asti

Partito della Rifondazione Comunista

Via Garetti, 65/67 – 14100 – ASTI

Tel. 014134970 Email: gc_asti@hotmail.it

 

Ciao a tutti, sono Nicolò Ollino, vi ringrazio per avermi dato la possibilità di essere qui oggi.

Vi parlerò in quanto ex studente delle superiori (quando alle superiori ancora non era caduta la maledizione Gelmini), ora universitario (che quotidianamente ormai vede mancare non solo più la carta ed il sapone dai bagni ma anche i professori), e in quanto rappresentante di un gruppo che non mi è possibile nominare stamattina per non “connotare la protesta” ma che ha ricominciato da alcuni mesi un bel percorso partecipativo politico e sociale, giovanile, che ci permette di sostenervi e starvi vicini in questa vostra protesta. Quindi senza neanche sapere chi sono sentirete se quello che ho da dirvi vi soddisfa…


Io partirei da un’introduzione e da alcune considerazioni di ampio respiro per poi arrivare diretto sul vostro problema, ma voi iniziate da subito a considerare questo: il vostro disagio, il vostro diritto allo studio calpestato da chi dovrebbe garantirlo, la vostra rabbia… sono tutti punti che vi accomunano agli studenti universitari. La lotta deve essere fianco a fianco. Martedì scorso a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche di Torino, si è tenuta una Assemblea di Ateneo con docenti, ricercatori senza futuro, precari della scuola, rettori di facoltà e circa MILLE studenti di varie facoltà. Da quell’assemblea io ho colto la voglia di cambiamento portata dall’insoddisfazione e dalla rabbia per le attuali condizioni in cui versa la cultura e l’istruzione italiana, rabbia contro la “colonizzazione dell’immaginario” come disse un ragazzo l’altro giorno. Ed ora, non per rendervi pessimisti, ma ancora non si vede la fine della galleria nera in cui siamo da anni, e se mai si vedesse non sarebbe certo in discesa ma sarebbe quanto mai in salita!
Infatti il disegno di legge così detto Riforma Gelmini, sarebbe più opportuno chiamarlo Controriforma o antiriforma Gelmini, vedrà il 14 Ottobre l’inizio della sua discussione in Parlamento e ora vi spiego perché molto probabilmente passerà e passerà molto in fretta e di nascosto. Se non ci muoviamo ora, e oggi complimenti lo state facendo, i politicanti autori di questa riforma, potrei citare la Gelmini e Tremonti in primis ma anche Berlusconi e la maggioranza tutta, immaginano con una presunzione senza precedenti di poter approvare la riforma in quattro e quattr’otto per spiazzare la protesta ponendola di fronte al fatto compiuto. Immaginano che di fronte alla riforma approvata la protesta (che loro considerano debole e sfiduciata) si bloccherà come davanti ad un muro. Agitiamoci amici studenti.

Come ha ricordato martedì un rappresentante degli studenti di Scienze Politiche, noi studenti siamo immersi a pieno in due cicli, cui possiamo porre fine se ci impegniamo:

– un ciclo relativamente breve, nato con l’approvazione della legge 133 nel 2008, che ha visto la nascita dell’ONDA anomala in lotta contro questi atteggiamenti autoritari nei confronti dello studio, e questo ciclo continua oggi con la Riforma Gelmini.
NOTA: la l. 133/2008 è stato il primo passo del ministro Gelmini: prima sottrazione di fondi e tentativo di trasformare le università in fondazioni private.

– L’altro ciclo è invece un ciclo decisamente ampio, che ha radici lontane da noi. E’ un ciclo che dura da 30 anni, e che ha portato alla progressiva erosione dei diritti e ad un incremento delle disuguaglianze. E questo è accaduto ed accade nel mondo dello studio come nel mondo del lavoro subordinato: ma sono certo che i vostri genitori lavoratori dipendenti ed i vostri insegnanti sapranno testimoniarlo meglio di me.

Questo ciclo lungo ha dato in verità i natali al ciclo breve, che oggi noi vediamo cercare di imporre la privatizzazione dei centri di studio medi, superiori ed universitari, con conseguente impoverimento della qualità di insegnamento e apprendimento. Assistiamo alla riduzione non solo dei diritti ma anche dei fondi: a questo proposito vi snocciolerei qualche semplice ma significativo dato.

L’EDISU, l’ente di sostegno allo studio, quello che dà le borse di studio agli studenti più poveri ma meritevoli, per capirci, che già oggi dà circa la metà delle borse di studio degli altri enti simili in altri paesi (Ita 13%, Ger/Fra 25-30%), sta vedendo ridursi il suo fondo da 17 milioni a 7 milioni di euro. Questa sarebbe la fine della funzione di questo ente. E questa gente poi ha il coraggio di parlarci di meritocrazia? La meritocrazia che non permette ai più poveri, anche se meritevoli, neanche di iniziare una facoltà e quindi di non potersi neanche presentare ai blocchi di partenza.

Ancora un dato: La nostra “amata” Riforma, proclamandosi contro “gli sprechi, gli eccessi, contro i baroni!” da false risposte al problema e fornisce l’illusione di risolverlo vergognosamente tagliando per i prossimi anni circa 6-700 milioni all’anno dal fondo per l’università. (7,8 miliardi oggi, 7,2 nel 2011, 6,5 miliardi nel 2012).

E ancora: in corso d’anno il Ministro Tremonti ha deciso di abbassare il numero di ore non solo del 1° anno ma anche del 2°,3° e 4° anno del tecnico e del professionale. 5mila cattedre soppresse solo per questa riduzione quindi difficoltà estreme per un buon numero di famiglie, un po’ meno cultura per un buon numero di ragazzi. Altri 82mila professori e professoresse verranno tagliati in varie altre modalità.
Totale del numero di ragazzi interessati, in peggio? Circa 750mila.

Detto questo, vorrei però avvicinarmi quanto più possibile al cuore del vostro problema.
Vi rischia di cadere la scuola in testa. E’ così no? E’ di questo che si sta parlando da più di un mese ormai? Ne siete felici immagino. Contro chi pensate di dover rivolgere la vostra rabbia se provate giustamente rabbia per questa situazione?
Penso che per risolvere problemi e darci delle risposte sia giusto tirare in ballo i responsabili e assieme a chi saprà darvi una mano, e sono certo che senza andare molto lontano ma nella vostra stessa scuola potete trovare i riferimenti adatti, bisognerà identificare nomi e cognomi. Perché una rabbia senza destinazione precisa prima o poi si disperde per frustrazione…
Mi dite che il Comune, messo davanti al problema dell’edilizia e della sicurezza sullo studio, non ha dato risposte (strano che non abbia dato risposte beffarde come per l’emergenza abitativa ma questa è un’altra storia), la Provincia, così mi dite, ha scrollato le spalle. Anzi, aggiungerei: ha scrollato le spalle e vi ha detto che siete dei SUPERBI, vi ha detto di volere “persino il cameriere”. Ebbene sì amici, siete colpevoli di superbia… per aver chiesto di studiare in sicurezza senza rischiare di rimanerci come successe a Vito Scafidi, del liceo Darwin di Rivoli.
Ecco la risposta dell’amministrazione politica monocolore della nostra città e dintorni di fronte ad un problema centrale come questo: si sono guardati e hanno scrollato le spalle. Questa è la realtà.
Ci diranno che non c’erano fondi… E io mi chiedo se forse non sarebbe stato più opportuno spendere i soldi necessari per assicurarvi un tetto solido sulla testa, in rispetto della Costituzione quando parla di diritto allo studio, piuttosto che spendere chissà quante migliaia di euro per fare ben DUE rotonde ad “addirittura” 30 metri l’una dall’altra in Corso Alessandria; o piuttosto che spendere chissà quanto per mettere quelle orride bottiglie stilizzate di vino nelle rotonde stesse… O magari mettere qualche vaso di magnolie nel centro cittadino, chi vuole intendere intenda.
Varrebbe poi la pena chiederci se il nostro sindaco, membro del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmi di Asti, la più grande banca della provincia, Giorgio Galvagno, non avrebbe potuto chiedere a questa un prestito e, magari, una donazione alla Fondazione C.R.Asti.
E che ne pensate del fatto che oggi è toccato a voi, domani chissà. Qual è la prossima scuola pronta ad entrare in crisi per il problema dell’emergenza strutturale? Il Monti? L’Artom? Lo Scientifico? O l’Artistico?
Come diavolo vi fa stare il fatto che molti, che hanno la fortuna di studiare in una scuola sicura, non vi abbiano mostrato solidarietà…(ed anche sul fatto che siano davvero molti ci sarebbe da dire qualcosa: pare che pochissime scuole siano realmente ed interamente a norma, ma tanto chi di dovere bollerebbe queste cose come “le solite indiscrezioni”). Volete ripagarli con la stessa moneta, quando, una volta risolto il vostro problema se verrà mai risolto, vedrete in difficoltà loro? Non sarebbe più incisivo lottare tutti assieme per la stessa identica cosa, oggi o domani che capiti, senza preoccuparsi a chi sia capitato? Vi inviterei a riflettere anche su questo.

Concludo complimentandomi con voi per questa iniziativa. Per chi non lo avesse saputo, ieri in tutta Italia ci sono state manifestazioni e cortei contro la Riforma e contro i tagli allo studio, alla cultura. Si parla di mezzo milione di giovani come voi nelle piazze e nelle strade, 30mila solo a Torino!
Bene ragazzi, qualcosa si sta muovendo. CONTINUIAMO COSI’!

Nicolò Ollino

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4 Risposte

  1. Bravo Nicolò! Ottimo discorso hai toccato i punti della “riforma” con dovizia di cifre, poi hai messo a nudo l’incapacità delle “nostre” amministrazioni locali e le magagne delle scuole locali. Un intervento completo che, però, non deve restare un puro atto di testimonianza fine a se stesso. Date seguito a questo momento e preparatevi a guidare un momento di contestazione cittadino. Credo che partendo dall’inchiesta sia possibile mettere in chiaro i mille problemi locali e creare una bella piattaforma di lotta.

    • Hai ragione Massimo.
      Come ti ho accennato, presto, dopo il 16, inizieremo un bel lavoro nelle scuole e continueremo questo buon percorso che abbiamo intrapreso.
      Ieri comunque la lezione di protesta è andata discretamente, circa 150 persone, giornalisti, adulti ed esterni.
      L’intervento anche, applaudito e spero gradito e assimilato. Continueremo!

  2. Grande Nico!!!
    peccato non esserci.
    Adesso aspettiamo l’articolo su com’è andata…

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