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La politica nelle sQuole

Vi cito e vi commento subito dopo un interessante quanto “allibente” (passatemi il termine, i giovani democratici di Brescia me lo passerebbero!) articolo di Simone Oggionni, portavoce nazionale dei Giovani Comunisti.
Vi prego di avere la pazienza di leggerlo tutto, è importante anche per sfatare alcuni pregiudizi ingiusti ormai da troppo legati al comunismo…

Accade che i Giovani Democratici di Brescia, cioè i giovani del Partito democratico, pubblichino un manifesto dal titolo sontuoso: «Il simbolo di un partito in una scuola pubblica? E’ ignobile». Sopra allo slogan e al loro simbolo (che presumiamo sia escluso dal novero dei simboli ignobili a cui è interdetta la frequentazione delle scuole pubbliche) tre facce e tre simboli. Mussolini e il fascio littorio, Hitler e la svastica, Stalin e la falce e il martello.

I problemi sono due, entrambi abbastanza gravi. Il primo è che i giovani del più grande partito di centro-sinistra del nostro Paese ritengono che i simboli dei partiti, e cioè la politica, debbano rimanere fuori dalle scuole. Pubbliche, specificano, dal che si indurrebbe che invece in quelle private – che il Pd ha sempre, programmaticamente, affermato di volere finanziare – i partiti possono continuare ad entrare. E’ una tesi raccapricciante, che fa il paio, senz’altro inconsapevolmente, con l’analoga campagna condotta in questi anni dal Blocco Studentesco (e cioè dagli studenti neo-fascisti) contro la diffusione delle “ideologie” nelle scuole.
Da questo punto di vista, i Giovani Democratici sappiano che continueremo la nostra lotta contro questa idea qualunquista che vorrebbe tenere fuori la politica dalle scuole e in un certo senso, anche al di là di noi, si rassegnino, perché ancora di più in queste settimane di ripresa delle attività didattiche nelle scuole e nelle Università esiste un movimento sterminato di compagne e di compagni che ha voglia di fare politica e ha tutto il diritto di farlo con le proprie parole d’ordine, i propri avversari (i processi di privatizzazione della scuola, di qualunque colore, i tagli alla scuola e la negazione del diritto allo studio) e i propri simboli. Ma il secondo problema che lo sfortunato manifesto solleva è, se possibile, ancora più imbarazzante.
Si chiama ignoranza. Equiparare, anche soltanto iconograficamente, il comunismo – qualunque comunismo – con i due fascismi è un errore macroscopico. Vuol dire non avere minima nozione delle basi ideali del fascismo e del nazionalsocialismo, che nascono programmaticamente in funzione antibolscevica e con interessi di classe antagonistici rispetto a quelli popolari delle forze comuniste e socialdemocratiche. Vuol dire non avere minima consapevolezza di ciò che – storicamente – ha significato la contrapposizione frontale e irriducibile tra i regimi fascisti e il movimento comunista internazionale (i diversi movimenti comunisti nazionali a cavallo tra le due guerre mondiali) e tra i regimi fascisti e l’Unione Sovietica.
Vuole dire non conoscere nemmeno negli episodi più clamorosi la storia del Novecento, e in particolare l’esito di un conflitto mondiale che non si è tradotto nella vittoria del nazifascismo e nell’instaurazione del Nuovo Ordine Europeo soltanto grazie ad una guerra vittoriosa combattuta dalle forze Alleate (tra tutte, per il contributo di sangue, l’Unione Sovietica) e a lotte di liberazione nazionale dentro le quali – il caso italiano è il caso più eclatante – i comunisti hanno giocato un ruolo di primissimo livello. E vuol dire, infine, nell’identificare il comunismo con la figura di Stalin, provare a fare i furbi, puntando a riaprire polemiche su cui si pensa di coglierci in fallo. Noi i conti con Stalin li abbiamo fatti seriamente, proprio perché abbiamo elaborato collettivamente un’idea della «rifondazione» comunista non retorica e non banalizzata.
Abbiamo riflettuto, e ancor di più ci impegniamo a fare, in un lavoro di formazione incessante che serve come l’aria in tempi così cupi, sulle pagine gloriose della storia dell’umanità e sugli errori e sulle tragedie che hanno segnato un’intera fase storica. Al contrario, altri hanno semplicemente “rimosso”, passando in pochi anni dal mito dell’Unione Sovietica ai peggiori revisionismi, in virtù di un’ansia di auto-legittimarsi agli occhi degli avversari di classe e di auto-sdoganarsi in funzione del governo che li ha portati a cambiare completamente bandiera. Dai Giovani Democratici ci saremmo aspettati altro. Un po’ di conformismo revisionista in meno, un po’ di intelligenza (politica e storica) in più.

Ora tocca a me, vorrei mettere il punto su alcune frasi.

“I conti con Stalin li abbiamo fatti”: cosa significa?
La storia la conosciamo, sappiamo cosa il Comunismo ha fatto nel bene e nel male (Stalin rientra piuttosto in quest’ultima categoria etica, visto che talune brutture del suo regime sono state contestate e rinnegate per prime da noi Comunisti), quindi non mi dilungherei oltre in proposito, volevo solo specificare a cosa la frase intendeva riferirsi.

Vorrei poi ribattere alle affermazioni assolutistiche di Oggionni, specificando tuttavia che per quanto concerne il resto dell’articolo mi trovo d’accordo: ritengo sia giusto che nelle scuole -terreno neutro finalizzato a fornire una cultura obiettiva e, semmai, le basi per crearsi un punto di vista soggettivo sul mondo- non vengano introdotte propagande e pubblicità su religione, politica ecc.
Io per prima non avrei gradito, ad esempio, un insegnante capace di spiegarmi la storia solo se condita di ideologie fascistoidi e non avrei gradito trovarmi dei volantini razzisti appesi in bacheca e via dicendo.
Tuttavia, probabilmente ciò che ha suscitato l’indignazione di Oggionni è in realtà il fatto che la Gelmini (seguita dai giovani democratici di Brescia) abbia voluto ‘bandire’ dalle aule gli studenti che praticano politica contro i provvedimenti scolastici presi dal Governo (vedasi: http://www.studenti.it/superiori/scuola/scuola_apolitica.php).

Per tirare le fila del discorso: we like che non venga data un’istruzione politica e di parte nelle scuole, ma we don’t like che s’impedisca che gli studenti, per questioni politiche che sulla scuola si ripercuotono, non possano scioperare e ribellarsi.

Didi

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28 Risposte

  1. Belle le riflessioni sull’articolo di oggionni…però mi trovo in disaccordo sul non inserire la politica nella scuola….mi spiego meglio….una imposizione di un partito come ha fatto la lega a adro, credo sia una cosa inconcepibilee che mi fa a dir poco ribrezzo.è una vera e propria azione di propaganda politica.In una scuola dove la coscienza politica e molto scarseggiante, un atto di questo genere, può imporre la loro ideologia su quei giovani meno inclini alla riflessione, e più facilmente plasmabili, da simboli sparsi ovunque, belle donne in politica o altre cose simili. Insomma, non una politica di ideali ma una politica di pubblicità. Chi vende meglio il proprio prodotto vince.E mi sembra che questa sia la tattica che funziona meglio oggigiorno.Per questo,penso si debba anche introdurre la politica nelle scuole. Non nell’insegnamento e negli insegnanti stessi, ma negli alunni, che un giorno decideranno le sorti dell’italia tramite chi voteranno. L’ignoranza, è più persistente di quanto si possa pensare nei giovani, a livello politico. Per questo un minimo di punto della situazione di ideologie e storia dei partiti e della politica, andrebbe fatta secondo me.Magari tramite discussioni nelle classi, facendo esporre la propria idea ai ragazzi, in modo da avere più di un solo punto di vista e quindi non un egemonia della discussione da parte di una sola persona, che avrebbe quindi per forza tendenza a inserire il proprio ideale nella discussione.Inoltre proprio come comunista, penso che spesso l’ignoranza politica porta all’essere di destra, data la tendenza all’uso dell’imposizione sugli altri, a avvantaggiare chi già ha più degli altri, insomma tutte cose che attirano un giovane, portato dai media a cercare fama e ricchezza anteponendoli alla propria etica o morale….In conclusione, secondo me sarebbe,ad esempio,da inserire un ora al mese di discussione politica nelle classi…scusate la lunghezza del commento xD

  2. ahahah grande luca 😀

    il libero incontro/scontro comunicativo in classe non sarebbe certo una cattiva idea, anzi, infatti io parlavo di non inserire la politica nelle scuole in termini di propaganda o di lezioni di parte 🙂

  3. Cris ha ragione, ma d’altronde credo che sia interesse di chi ci governa far sì che i giovani si disinteressino sempre più di politica: anche perché la stragrande maggioranza degli “apolitici” che conosco, se poi (incoerentemente) sceglie di dar la propria preferenza ad un partito politico, coglie spesso nella parte peggiore (anche e soprattutto grazie al fatto che PdL e Lega sono due partiti fortemente populisti).

  4. Allora…:
    Io credo che nella scuola non ci debbano essere simboli politici, sia che questi siano “soli delle alpi” o “falci e martello”.
    Per quanto riguarda “il far politica nelle scuole” io credo che l’insegnamento deve essere a-politico, cioè ad esempio il professore di storia deve spiegare Stalin e Mussolini nei “fatti” che hanno compiuto, senza giudicare o dare un proprio giudizio, sia questo sia a sostegno o contro costoro.
    Sarà poi l’alunno a farsi le proprie idee liberamente, senza essere influenzato da un insegnamento partitico o ideologico.
    Poi l’alunno, una volta acquistata una propria linea di pensiero, è libero di esprimerla, leggittimandola con cioò che crede essere la posizione migliore.
    Per questo un alunno potrà scegliere di “scioperare” mentre un altro deciderà di non farlo…
    Per quanto riguarda invece le scuole private è un’altra faccenda.
    Infatti io non le condanno, infatti io il liceo l’ho fatto in una scuola privata/cattolica gestita da suore, questo perchè il liceo che ho fatto non c’era nelle vicinanze e quindi ho scelto la privata che mi dava questa opportunità.
    Se ci fossero tutti “i tipi di scuole per tutti” allora sarebbe una “scelta consapevole” il privato, mentre così è una “scelta necessaria” per quel ramo di studio.
    Io devo dire che mi son trovato bene nella mia ex scuola, l’insegnamento è stato ottimo e “non di parte”, tanto che ho passato 2 test d’ammissione al primo colpo in due università diverse.
    Quindi una scuola essendo privata può gestirsi al suo interno come vuole, starà al singolo decidere se andarci o no.
    Con questo dico che l’insegnamento “pubblico” deve essere a-politico, la storia deve essere “letta” così com’è, senza dare giudizi all’alunno che poi lui stesso, compreso i vari movimenti, ideologie, opere, deciderà “dove stare” e autonomamente si formerà una propria posizione giustificandola con gli altri alunni, che forniti dello stesso insegnamento, hanno assunto un’altra posizione.

    Spero di essere stato chiaro… ma è più facile parlare che scrivere!
    Ciao a tutti!
    Ugonia Andrea P.

    • Solo due obiezioni:

      1) Certo viva l’oggettività dell’insegnamento scolastico! Io poi addirittura se credo in qualcosa credo anche che i fatti mi diano ragione, quindi viva chi snocciola oggettivamente i fatti!
      Ma vorrei ad esempio che altrettanto oggettivamente il professore di storia mi dica parlando di Stalin che costui non era comunista ma era etc etc, e che parlando di Mussolini mi dica che costui è stato un gran mascalzone, poichè A, B e C, ma cmq che è stato un mascalzone me lo deve dire.

      2) Dal discorso che hai fatto sulle scuole private non potrebbe venire il sospetto che le scuole private, oltre che prendere soldi dallo stato benchè private, si configurino anche come una zona franca al di fuori delle comuni norme sull’oggettività dell’insegnamento che dicevo in 1) ?
      Ora, la tua ti ha dato una preparazione buona e un insegnamento imparziale ci dici. Ma converrai che è un caso più unico che raro in Italia no?

      Io continuerei a puntare sul pubblico e a porre maggiori controlli sul privato…

    • Le scuole private hanno ragione di esistere, certo, ma non dovrebbero vedere un singolo euro dallo Stato.
      Spesso si tratta dell’unica scelta? Bene, investiamo di più nelle scuole pubbliche ed aumentiamo gli indirizzi, diamo aiuti ai ragazzi che devono viaggiare, ecc ecc.
      Che le scuole private imparino a campare con i propri fondi…

      • Ma su quello son d’accordo che bisogna finanziare il pubblico, ci mancherebbe ancora, quando ogni studente potrà veramente “scegliere” le private non avran più la “scusante” dell’unica scelta pubblica.
        Per quanto riguarda l’insegnamento, per mè è lo studente che deve capire analizzando la storia chi era Mussolini, chi Stalin ecc. e poi confrontarsi con gli altri alunni che magari hanno avuto un’interpretazione diversa pur partendo dalla stessa base.
        La politica parte dalla discussione, e favorendo l’esposizione delle varie tesi, e soprattutto, saperle “giustificare” si arriva ad alzare il livello culturale italiano.
        Poi è normale che ci sarà sempre chi la pensa in un modo e chi in un altro… ma è giusto così, il contradditorio è la base della crescita di un popolo, altrimenti non ci sarebbe la spinta per andare avanti, lo stimolo per “costruire” qualcosa di migliore dell’antagonista.
        L’importante è che lo scontro sia leale e basato su concretezze e non chimere astratte.
        Non vogliamo mica lottizzare la scuola facendola diventare “scuola di regime o partitica” dove incuccare una propria versione alla storia, alla letteratura ecc… mi sa di fascista questa scuola!!

        Poi io penso che la scuola abbia bisogno di una radicale riforma, premi la meritocrazia, anche gli insegnanti devono subire una “prova d’insegnamento” perchè sappiano gestire una classe e le sue problematiche.
        La riforma che ho in mente prevede anche un tetto massimo di 20 alunni per classe, una maggior richiesta di disciplina e rispetto verso gli insegnanti (vedi certi video che girano su youtube) e soprattutto dovrebbe premiare i migliori, coloro che si distinguono dalla “massa” per idee, studio e disciplina.
        La scuola italiana fà schifo, è uno zoo senza “addestratori”.
        La scuola è la base per una società migliore, deve garantire pari insegnamento a tutti i ragazzi e selezionare coloro che son meritevoli concretamente di continuare, diplomarsi e laurearsi; mentre dovrebbe far in modo che coloro che “occupano solo posto” vengano estromessi, altrimenti la società sarà sempre in mano a degli “incopetenti patentati”.

        Ciao!!

  5. E ancora una cosa: per rispondere a Daniela, ad Andrea, a chiunque…

    Noi presto nelle scuole ci entreremo, lo faremo in modo attendo e capillare (ci siamo già con i nostri iscritti e simpatizzanti, con le nostre magliette e spille).
    Ci entreremo con un inchiesta studiata e condivisa che tramite un questionario mirato si avvicini alle esigenze dei ragazzi e ci aiuti ad avere il polso della situazione da dentro la scuola! Per poi agire di conseguenza!

    Una politica sana come la nostra, nelle scuole, nessuno la può fermare!

    • Ma su quello son d’accordo che bisogna finanziare il pubblico, ci mancherebbe ancora, quando ogni studente potrà veramente “scegliere” le private non avran più la “scusante” dell’unica scelta pubblica.
      Per quanto riguarda l’insegnamento, per mè è lo studente che deve capire analizzando la storia chi era Mussolini, chi Stalin ecc. e poi confrontarsi con gli altri alunni che magari hanno avuto un’interpretazione diversa pur partendo dalla stessa base.
      La politica parte dalla discussione, e favorendo l’esposizione delle varie tesi, e soprattutto, saperle “giustificare” si arriva ad alzare il livello culturale italiano.
      Poi è normale che ci sarà sempre chi la pensa in un modo e chi in un altro… ma è giusto così, il contradditorio è la base della crescita di un popolo, altrimenti non ci sarebbe la spinta per andare avanti, lo stimolo per “costruire” qualcosa di migliore dell’antagonista.
      L’importante è che lo scontro sia leale e basato su concretezze e non chimere astratte.
      Non vogliamo mica lottizzare la scuola facendola diventare “scuola di regime o partitica” dove incuccare una propria versione alla storia, alla letteratura ecc… mi sa di fascista questa scuola!!

      Poi io penso che la scuola abbia bisogno di una radicale riforma, premi la meritocrazia, anche gli insegnanti devono subire una “prova d’insegnamento” perchè sappiano gestire una classe e le sue problematiche.
      La riforma che ho in mente prevede anche un tetto massimo di 20 alunni per classe, una maggior richiesta di disciplina e rispetto verso gli insegnanti (vedi certi video che girano su youtube) e soprattutto dovrebbe premiare i migliori, coloro che si distinguono dalla “massa” per idee, studio e disciplina.
      La scuola italiana fà schifo, è uno zoo senza “addestratori”.
      La scuola è la base per una società migliore, deve garantire pari insegnamento a tutti i ragazzi e selezionare coloro che son meritevoli concretamente di continuare, diplomarsi e laurearsi; mentre dovrebbe far in modo che coloro che “occupano solo posto” vengano estromessi, altrimenti la società sarà sempre in mano a degli “incopetenti patentati”.

      Ciao!!!

      • molte volte questi “incompetenti patentati” hanno alle spalle condizioni socio-familiari che mi pare un pò pericoloso liquidare con un “vanno estromessi”. O no?

        Ma sono certo che con maggiori fondi investiti per scuola e assistenza alle famiglie certi problemi a monte (gli incompetenti patentati) si risolverebbero quasi automaticamente, avendo quindi una scuola migliore a valle.

        Chi vuole investire in studio, lavoro, ricerca e aiuti alle famiglie?

      • Per quanto riguarda la politica nelle scuole mi rifaccio a quello che ha detto Daniela.
        I finanziamenti pubblici alle scuole private oltre a essere anticostituzionali vanno contro al diritto all’istruzione.
        Sulla preparazione dei professori sono molto d’accordo! Infatti aveva un senso che ci fosse la sis che preparava appunto i professori all’insegnamento.
        Sulla disciplina non sono molto d’accordo perchè penso che un professore debba sapersi fare rispettare. Il rapporto che c’è tra studente e professore è un rapporto di potere. Penso che il momento di maggiore crescita per gli studenti è quando si supera questa situazione.
        Altra cosa sulla scuola è la religione. La cosa che più mi da fastidio è che le graduatorie dei professori di religione non sono pubbliche ma gestite dalla curia. mannajjjjj!

  6. Per andrea: come ha detto giustamente luca, l’idea di imporre il rispetto ai ragazzi per normativa scolastica è altresì un po’mussoliniana 😉 gli insegnanti, tuttavia, hanno pieno diritto (se non anche dovere) di richiederlo (e meritarlo!), questo rispetto. sta poi alla maturità dei ragazzi agire di conseguenza.

    Didi

  7. Daniela, ti dico che ci siamo già fisicamente nelle scuole!
    Abbiamo iscritti, gente con le nostre spille e magliette, molti amici e simpatizzanti nelle scuole.

    L’inchiesta nelle scuole verrà fatta da dentro, non da fuori.

    I GC nelle scuole e i nostri amici distribuiranno questionari e materiale nelle scuole da dentro.

    Con molta probabilità Sabato farò un intervento a nome mio di ex studente e in rappresentanza dei GC di Asti alla lezione all’aperto di protesta di Classico e Quintino Sella. E lo farò tra i ragazzi, non da fuori 😉
    Se sarai già ad Asti ti farò sapere come e quando esattamente si terrà.

  8. Ciao, ho letto tutto il post (ma anche molti altri) e tutta la discussione presente e spero che la mia intromissione possa essere utile e non troppo fastidiosa. Scrivo perché mi si son drizzati i capelli su alcune frasi, e vorrei dire la mia.

    L’idea dell’imparzialità dell’insegnamento è giustissima, ma forse quel che dice Ugonia (ma anche Oggionni) su Mussolini, Stalin, eccetera, perde di vista un punto fondamentale.
    Chiedo: quando è che un fatto attuale o di cronaca diventa un evento storico? E rispondo anche: un evento diventa storico quando possiamo osservarlo dal di fuori e inquadrarlo oggettivamente in un contesto spaziale e temporale. Insomma, giudicarlo.
    Ad esempio Berlusconi non è ancora Storia, perché non possiamo ancora dare un giudizio compiuto del periodo storico.
    Mussolini invece è storia. Un professore non può esimersi dal condannare le leggi razziali. E non diventa “di parte” facendolo.
    E’ un po’ il senso della questione di Manzoni su Napoleone “Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”. Cosa vuol dire? Vuol dire: io contemporaneo non posso giudicarne l’operato, ma quando questa epoca sarà compiuta, potremmo dare una interpretazione oggettiva ai fatti.

    Condannando Mussolini non si fa politica, ma storia, mentre condannando ad esempio Berlusconi si fa politica. E’ una differenza FONDAMENTALE. Manzoni parlando di napoleone avrebbe fatto “politica”, parlandone noi facciamo storia.
    Alla luce poi dell’insegnamento storico, lo studente trarrà poi autonomamente le proprie conclusioni sulla politica moderna.

    Seconda cosa: ho letto roba riguardo “quelli che occupano solo il posto” a scuola. Ahhhhh atrocità! Adesso io non vi conosco e non so chi di voi è ospite su questo blog e chi è un “giovane comunista”, ma l’idea comunista è in questo campo molto vicina a quella cristiana: lascia da sole le 99 pecorelle nel recinto per andare a cercare l’unica smarrita. L’idea antitetica di lasciar perdere la smarrita per dedicarsi alle altre 99 è la cosiddetta idea “borghese”, o più modernamente “imprenditoriale”. E’ il riassunto perfetto di tutto ciò che da sinistra va combattuto.

    Avrei altre cose da dire, ma (per ora) ve le risparmio. Non vorrei diventare ai vostri occhi ancora più antipatico di quanto lo sia già ora.

    Infine faccio i complimenti per il post (non alle idee espresse nella parte blu, sia chiaro. Questo tono stalinista è indigeribile). Mi complimento per la parte in neretto che comincia con -“i conti con Stalin li abbiamo fatti”: cosa significa?-. Mi accorgo solo ora che tutta la mia pappardella è spiegabile più chiaramente con quelle poche righe. Ma mi piaceva aprire una parentesi semantica sul termine “Storia”.

    Buon proseguimento!

    P.S.
    leggerò molto volentieri ogni eventuale risposta. 🙂

  9. Ciò che dice ‘pierpandi’ riguardo il fare storia e politica è una questione cui non avevo mai pensato ma che condivido in pieno.

    Però, caro ‘pierpandi’ (e benvenuto tra noi), potresti firmarti così comprendiamo chi sei? 🙂 Grazie!

    Didi (Daniela Diletta Demaria)

  10. Sì è una bella riflessione. Bravo Pierpandi!

    D’accordo su tutto praticamente.

    Ma dare dello stalinista al buon compagno Oggionni mi pare eccessivo. E’ un ragazzo molto in gamba, e se qualcosa di quello che ha detto sembrava mal detto o spropositato, immagino fosse dovuto al giusto scazzo che deve averlo attraversato guardando ai GD di Brescia e al loro operato qualunquista e pericoloso in questa situazione politica e culturale sempre più compromessa!

  11. Allora, vediamo un po’! Ho letto con interesse questa discussione, sono stato indeciso se parteciparvi, se dare un mio contributo, poi non ho resistito, anche se, come sempre, l’intervento potrà sembrare un po’ retrò, venato da una certa nostalgia per il passato…..d’altra parte….!!
    Inizierei con il manifesto dei giovani “democratici” di Brescia. IGNOBILE!!!! Chi mi conosce sa che non sono mai stato stalinista, anzi… ma paragonare Stalin ai due squallidi personaggi che non voglio neppure nominare è, per essere gentile, disdicevole!!! I giovani Piddini sembrano non conoscere la storia (o forse per cancellare le “colpe” di alcune dei loro padri fondatori, D’Alema & Co, fanna a gara nella pratica del qualunquismo, novelli Pansa. Non dimentichiamoci che mentre i due innominabili facevano a gara nel perseguitare e distruggere ebrei, ROM, zingari, omosessuali, diversi e comunisti, Stalin e il popolo sovietico erano eroicamente a difesa di Stalingrado e facevano parte della coalizione democratica con Gran Bretagna e USA.
    Poi mi lascia perplesso la presunta neutralità della scuola; la scuola non è nuetrale ad iniziare dalla scelta dei libri di testo imposta dai professori agli studenti; proporre un certo manuale di storia, invece di altri, è già fare una scelta politica! Ed allora, arrivo come un rapace, ecco che a scuola si fa politica!! La si fa in ogni momento e perchè noi, anzi inquesto caso voi Giovani Comunisti dovreste astenervi da questa pratica? E la si fa dall’interno, sennò a cosa sarebbero servite le, purtroppo dimenticate, lotte degli anni settanta per ottenere l’agibilità politica all’interno degli edifici scolastici? Allora si lottava per avere luoghi in cui riunirsi in tanti (assemblee) e in gruppi ristretti di tendenze politiche simili (collettivi, ricordo che a Palazzo Nuovo i collettivi che facevano capo alla sinistra rivoluzionaria avevano ottenuto gabbiotti autogestiti per tenere il loro materiale e le loro riunioni). Certo ad agire dall’interno devono essere possibilmente studenti appartenenti alla scuola ma poffarbacco se arriva qualche esterno non è la fine del mondo (altro ricordo… se non avessimo solidarizzato ed aiutato gli studenti dell’istituto d’arte con la nostra presenza fisica e politica nell’occupazione dell’istituto la scuola sarebbe diventa statale o sarebbe rimasta privata?). Quindi, per concludere questo lungo pistolotto un esortazione ad agire, chiaramente nella legalità, ma senza farsi sopraffare dalle istituzioni e senza rinunciare al proprio ruolo di agitatori. Create conflitto, contestate le gerarchie e costruite conoscenza (con questo vi esorto a partire con l’inchiesta) e il tutto per ottenere conquiste scolastiche che la Gelmini & Co. troppo facilmente vi hanno tolto.

  12. @didi:
    la firma non sarebbe molto d’aiuto, perché non ci conosciamo. Comunque potete avere informazioni su di me direttamente da palotto (dal vivo). A questo punto lui ha capito chi io sia. 😉
    Su internet mi camuffo sempre dietro identità segrete, e per esser ancora più sicuro, prima di lasciare un commento indosso sempre un paio di baffi finti.

    @nicothor89:
    Devo dire che non conoscendo Oggionni, se non attraverso le poche righe lette su questo blog e qualche altro vago ricordo, non posso che fidarmi del tuo parere (ma ovviamente non posso rimangiarmi i commenti su quel che ha scritto) 😀

    Ciao e grazie per l’attenzione e le risposte!

  13. Allora luca, visto che c’è bisogno non si sa perchè che tu faccia da intermediario: chi è pierpandi?

    • @ chi vuole scoprire l’identità di pierpandi
      Non posso svelare il mistero intorno a pier pandi per 3 motivi:
      1) perché è divertente.
      2) perchè se vi dico chi è si scoprirebbe poi anche la mia identità su di un altro blog.
      3) perchè è meglio per voi se non lo conoscete.

      @ pierpandi
      Ma che nome è pierpandi???

  14. Ohi ragazzi, ma abbiamo 5 anni?
    Se non vuoi farla sapere pubblicamente, riferiscimela almeno in privato -_-”
    Eh, a star dietro a ste bambinate mi vengono gli emboli

  15. Non definirei bambinata il non voler pubblicare il proprio nome su un blog pubblico dove tutti possono leggere.
    Credo che ognuno sia in grado di decidere se firmarsi o no per conto proprio e che sia giusto rispettare questa scelta, qualunque sia il motivo.

  16. […] nelle sQuolepalotto on Crozza a Ballaròdieg86 on Crozza a Ballaròpierpandi on La politica nelle sQuolepalotto on Crozza a Ballaròpalotto on Il buon vecchio mattacchi…palotto on La […]

  17. Certo, ma a scapito della trasperenza, ‘isy’, e se si vuole sì, anche della serietà, considerato che non abbiamo nulla da nascondere perchè non siamo fuggitivi e che le nostre fonti vorremmo fossero attendibili e riconoscibili per sapere con chi abbiamo a che fare e per non parlare a degli ignoti.
    Non vedo cosa avrebbero da nascondere i nostri scrittori, ma ad ogni modo non ho nulla in contrario acchè si riferisca in privato il nome, ma almeno questo…considerati i sopracitati motivi.

  18. Cari compagni,
    finalmente – con l’occasione delle feste – riesco a interloquire con questo commento di Didi. Avrei voluto farlo da tempo e mi scuso davvero tanto se riesco a farlo soltanto ora.
    Vorrei dire due cose molto semplici.
    La prima: mai analizzare la storia attraverso categorie etiche. Nella Storia (intesa proprio come disciplina che studia i processi, i fenomeni e gli accadimenti) non esiste il bene e non esiste il male. Esistono i fatti, che vanno interpretati e discussi, provando ad incastrarli in una sequenza di cause ed effetti che ne spieghi il senso e la logica (la loro razionalità intrinseca). Anche il giudizio su Stalin, sul periodo del suo dominio e sullo stalinismo (categoria un po’ controversa ma che possiamo, seppure con una certa dose di approssimazione, utilizzare) non può essere dato attraverso categorie di carattere etico e morale. Il nostro partito i conti con quell’epoca li ha fatti nel senso che la rifondazione comunista è un’altra cosa rispetto allo stalinismo e, al contempo, la figura di Stalin può e deve, oggi, dai comunisti essere storicizzata e analizzata criticamente, non demonizzata moralisticamente. Vanno individuati i limiti, gli errori e anche le tragedie di quell’esperienza, senza espungerla – con un’operazione arbitraria quanto fragile – dal campo semantico e dallo spazio storico del comunismo novecentesco (di cui, anzi, è stato uno dei riferimenti più paradigmatici).
    Quanto alla sua seconda osservazione, specifico che trovo assolutamente sbagliato vietare che gli studenti facciano politica nelle scuole e che di politica, anche con i docenti, parlino e discutano. Eccezion fatta, ovviamente (abbiamo una Costituzione che parla chiaro), per tutte quelle bestialità ideologiche di stampo nazista, fascista, razzista, xenofobo. Per queste non ci deve essere alcuna cittadinanza né nel Paese in generale né nelle scuole pubbliche in particolare, che sono uno dei pilastri formativi del Paese stesso.
    A Pierpandi, invece, dico questo: da che esiste la storiografia (utilizziamo Tucidide come riferimento), essa è sempre stata “storia contemporanea”, è sempre stata riflessione sull’oggi e quando anche è stata riflessione sul passato è stata una riflessione svolta alla luce dell’oggi. Per questo non è possibile stabilire con certezza scientifica quando un fatto diventa “storia”. Mussolini sì e Berlusconi no. Gli anni Cinquanta? Gli anni Settanta? Gli anni Ottanta?
    Un caro saluto e, con l’occasione, buon anno!
    Simone Oggionni

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